Riprende la grande fuga: gli italiani hanno ricominciato a portare i propri soldi all'estero. Complice la situazione delicata del nostro paese, l'incertezza che lo ha governato negli ultimi mesi ed i proclami di nuove tasse e rinnovate patrimoniali, il popolo di "chi ne ha" non ci ha pensato due volte: si riparte tutti per la Svizzera.

Parlando soltanto delle somme accertate dalla Guardia di Finanza, che necessariamente sono solo una frazione di quelle esportate illegalmente, il traffico ha toccato gli 11 miliardi di euro, circa il 25% dell'intera base imponibile evasa individuata dai controlli (46 miliardi). Le modalità di esportazione illecita rimangono quelle classiche:
- il 26% (pari a circa 11 miliardi) è stato sottratto al Fisco attraverso società con sede legale all'estero e attività produttive stabili ma nascoste nel nostro Paese;
- il 18% è stato trattato con la estero-vestizione di società e persone fisiche: in pratica, fissare oltre confine la residenza fiscale di chi le tasse dovrebbe pagarle in Italia;
- il 17% è stato sottoposto al meccanismo del "transfer pricing", grazie al quale società italiane "cedono" parte del proprio reddito a società estere che godono di un regime fiscale agevolato;
- il 39% viene classificato con "altre manovre evasive".
E torna di moda un mestiere ormai dimenticato: gli spalloni. Mediatori tuttofare che portano fisicamente i soldi oltre confine sfidando i controlli della finanza.

Il problema del trasferimento illecito di denaro, visto alla luce degli ultimi eventi italiani, ha tre conseguenze negative: 1. riduce la base imponibile e costringe gli "onesti cittadini" a pagare più tasse: questo è l'effetto a cui si fa più spesso riferimento, ma forse perché è il più immediato e semplice da capire; 2. drena importante liquidità dai nostri istituti di credito, che di soldi oggi hanno molto bisogno, costringendo a cercare sul mercato una quantità di denaro sempre maggiore e ad offrire tassi di interesse sempre più alti sui prodotti conto deposito; 3. favorisce e legittima "il nero": d'altro canto, è più facile portare soldi all'estero che provengano da attività svolte "sotto coperta", in modo da non attirare i controlli del fisco.

Una attenta politica di sviluppo economico non potrà prescindere da prendere in considerazione tutti questi punti: base imponibile, liquidità, "nero". Ma proprio su questi punti, dopo tanti proclami, il Governo Monti ha deluso: la tracciabilità dei pagamenti sopra i 1.000 Euro è solo uno specchietto per le allodole, il più classico ed italianissimo "fare per il non fare". Per capire quanto sia alta l'intenzione di combattere evasione e trasferimenti illeciti di capitali all'estero da parte dei nostri policy makers non resta che aspettare le scelte delle prossime settimane.