A guardare i costi delle commissioni dei conti correnti non è difficile notare come le banche continuino a guadagnare, e non poco, grazie ai costi applicati a molti servizi e operazioni legate al conto corrente. Da un'indagine condotta da CorrierEconomia pubblicata il 12 marzo, nell'analizzare i fogli informativi dei primi sei istituti bancari italiani (Intesa San Paolo, Unicredit, Mps, Bpm, Bnl e Ubi Banca) è emerso che le commissioni bancarie molto spesso pesano in modo esagerato sulle tasche dei privati, incidendo in maniera notevole sul costo finale del conto corrente.

A risultare molto alti sono i costi dei servizi base offerti da un conto corrente: in particolare bonifici, prelievi, pagamento di bollette e servizi relativi a carte prepagate. Dall'analisi emerge che in media si pagano 2,07 euro se si addebitano le bollette sul conto corrente; se si fa un bonifico su una banca diversa dalla propria vengono addebitate mediamente 4,42 euro; per un deposito titoli misto, tra diritti di custodia e amministrazione si arriva a pagare fino a 218 euro all'anno. Ma non è tutto qui, sono emersi anche dei veri e propri "casi limite". Ad esempio, per un bonifico in Croazia con Banca Intesa, si può arrivare a spendere anche 20 euro. Prelevare dal bancomat la domenica può costare di più che negli altri giorni della settimana (2,1 euro invece di 2 con Mps da sportello diverso della banca).

La maglia nera dei costi più elevati spetta a bonifici e carte prepagate. Per quanto riguarda i primi, è meglio farli on line perché nel caso di quelli tradizionali, ci si può veder addebitate tre commissioni (quella "d'intervento", quella per correggere gli ordini già eseguiti e quella per le "spese di servizio in accredito"). Per una carta prepagata, il costo delle commissioni sfiora quasi l'assurdo. In media la ricarica di queste tessere elettroniche costa 1,66 euro, mentre le operazioni di prelievo costano mediamente 1,64 euro. Per cui può accadere che nel versare 100 euro sulla carta e nel prelevarne 50 si perdano quasi 5 euro.

Il presidente dell'Abi Giuseppe Mussari, nel dimettersi con tutto il comitato dell'Associazione bancaria per protesta contro l'annullamento delle commissioni bancarie di credito previsto da un emendamento del decreto sulle liberalizzazioni, il primo di marzo aveva dichiarato che "le banche non possono lavorare gratis". Guardando a questi dati, però, sembra che il lavoro delle banche sia tutt'altro che gratuito, ma che, anzi, gli istituti di credito abbiano forti margini di guadagno dalle commissioni applicate ai conti correnti.

Ci si augura che le norme previste dal decreto liberalizzazioni possano, se non del tutto abolire questi costi applicati alle banche (cosa che sembra improbabile dopo il dietrofront del Governo sulla norma), quanto meno diminuire il loro impatto (spesso ingiustificato) sulle tasche dei correntisti.