Sono tanti gli italiani che, anche di questi tempi, possono contare su alcuni risparmi, accantonati dopo anni di sacrifici e lavoro. I piccoli risparmiatori si chiedono sempre di più, non senza avere i doverosi timori del caso, dove convenga depositare il loro capitale: Bot o conto deposito?

I mercati sono turbolenti e lo spread italiano fa tremare i consumatori che riflettono sempre di più se affidare allo Stato, attraverso i Buoni Ordinari del Tesoro, le loro fatiche. C'è da dire che chi, in questo periodo, ha comprato in asta i BoT semestrali, si è messo in tasca un rendimento in molti casi buono. Si ricorda, però, che più alto è il tasso riconosciuto al cliente, più si è dinnanzi a dei rischi di insolvenza. Questo è il paradosso creato dalla crisi: si colpiscono le famiglie ma vengono, contestualmente, offerte loro anche possibilità d'investimento allettanti. Ugualmente, siamo difronte a un circolo vizioso che vede le banche, "assetate" di capitali, inseguire i clienti con proposte di conti deposito allettanti.

Già oggi alcuni istituti bancari, infatti, riescono a offrire un conto deposito con tassi netti superiori a quelli dei BoT (come nei casi Rendimax o Conto Arancio). Inoltre, i conti deposito, permettono, in molti casi, di svincolare la somma impegnata, potendone immediatamente usufruire. Attenzione, però, se per caso i soldi dovessero servire prima della scadenza, si rischia di dover rinunciare all'intero o a una grossa fetta del guadagno.

La peculiarità del BoT, invece, è quella di essere liquidabile più facilmente, vale a dire che la sensibilità dei prezzi al variare dei tassi è ridotta. Si ricorda, però, che non vanno trascurate le commissioni applicabili sulla vendita. Quello che può fare la differenza è il bollo sul conto titoli, che grava sui BoT e non sui depositi. Si tratta, quindi, di una scelta difficile, che comporta qualche rischio e che necessita di un'attenta valutazione.