Qualche ora fa è arrivato in Parlamento un ordine del giorno presentato dalla maggioranza politica che sostiene il Governo. Sostanzialmente si esorta quest'ultimo a risolvere molto velocemente il la querelle legata alla norma che azzera le commissioni bancarie sui conti correnti, contenuta all'interno della legge di conversione sul decreto liberalizzazioni. Le banche e molti esponenti politici, infatti, lamentano minori ricavi, in prospettiva, per il sistema creditizio, tali da toccare i 10 miliardi di euro.

L'ordine è firmato da diversi esponenti del Pd del Pdl e del terzo polo e sprona in maniera forte il Governo verso la via di un intervento. Il Consiglio dei Ministri si era già espresso, dopo lunghe discussioni, contrariamente all'approvazione dell'emendamento in questione, ma visti i tempi ristretti aveva optato per mantenerlo durante discussione a Palazzo Madama, scongiurando così una terza lettura del decreto alla Camera.

Secondo indiscrezioni parlamentari, il governo Monti non avrebbe ancora deciso deciso se preparare in tempi rapidissimi (già domani mattina) un nuovo decreto legge che possa, di fatto, annullare, cancellandone gli effetti, quello sull'azzeramento delle commissioni per i conti correnti. Una brutta marcia indietro per molti consumatori, che leggono in questa possibile decisione una genoflessione governativa nei confronti del potere bancario.

Ad esporre le ragioni delle banche ci ha pensato l'Abi (Associazione Banche Italiane), cercando di spiegare l'entità del danno che questa norma comporterebbe per gli istituti. A tal proposito ieri mattina, come riferisce Radiocor, ha avuto luogo un incontro tra i vertici dell'Abi e il viceministro dell'Economia Vittorio Grilli, proprio per cercare di sciogliere il nodo del blocco delle commissioni sui conti correnti. Il presidente Giuseppe Mussari si è presentato al direttore generale Giovanni Sabatini, a lungo braccio destro di Grilli al ministero. Che tutto si sia già risolto in un'ottica "cerchiobottista"? Lo scopriremo domani, giornata in cui si voterà la fiducia alla Camera per il decreto liberalizzazioni.