Le recenti notizie di cronaca danno atto di un allarmante aumento delle truffe online a danno dei risparmiatori. I casi più diffusi sono quelli di phishing, un tipo di truffa attraverso la quale un cyber-criminale cerca di ingannare la vittima, convincendola a fornire informazioni riservate al fine di risolvere un problema con l'account o ricevere un premio, ad esempio una liquidità extra. Una volta ottenuta la password di autentificazione del conto online, l'hacker può accedere liberamente al conto corrente della vittima.

Per tutelare i clienti le banche hanno messo a punto sistemi di sicurezza, come il servizio di sms alert, ormai disponibile presso ogni istituto di credito, che dopo qualsiasi operazione effettuata avverte il titolare del conto con un sms sul proprio cellulare. In questo modo è possibile tenere sotto controllo ogni movimento e identificare i prelievi effettuati da altri non autorizzati a farlo.

Ma cosa fare se si è vittime di phishing? Ottenere il rimborso non è semplice. Le legge prevede, infatti, che a risarcire il danno patrimoniale subito sia l'autore della frode e non la banca. Tuttavia gli istituti di credito hanno l'obbligo di garantire la massima sicurezza dei conti correnti attraverso sistemi tecnologici in grado di bloccare virus e altre minacce del web. A stabilirlo la decisione n. 45/2010 dell'Arbitro Bancario Finanziario, che, condannando un istituto di credito a rimborsare il 75% delle somme prelevate dai phishers, ha sottolineato l'obbligo della banca a garantire ai propri clienti la massima sicurezza dei sistemi operativi. Per scoprire quali siano le responsabilità che gli istituti di credito hanno verso i correntisti, è opportuno osservare con attenzione le condizioni contrattuali e la presenza di eventuali clausole che sollevano le banche da ogni responsabilità nel caso in cui il cliente comunichi i codici di accesso a terzi.