Mentre i conti deposito continuano a rappresentare una forma di risparmio funzionale e apprezzata da molti italiani, riuscendo nella maggioranza dei casi a garantire tassi d'interesse che superano spesso il livello di inflazione (circa il 3%), le banche provvedono a depositare la propria liquidità presso la Bce (Banca centrale europea). La scorsa settimana, infatti, i depositi di fine giornata (overnight) presso la Banca Centrale Europea, si sono nuovamente portati oltre la soglia degli 800 miliardi di euro, come non facevano da marzo.

Normalmente, questo atteggiamento da parte degli istituti è influenzato da situazioni politico/economiche riguardanti qualche Paese Ue per cui, questo nuovo atteggiamento delle banche, può essere ricondotto al tumulto delle recenti elezioni francesi. Va sottolineato, però, che il dato resta record: mai registrati numeri simili, infatti, neanche in piena crisi greca o quando si verificò il collasso di Lehman Brothers. In quest'ultimo caso il picco massimo si attestò a 297,4 miliardi.

Ma cosa sta a significare un elevato ammontare dei depositi in Bce? Sovente questo fenomeno è termometro di un impasse del mercato interbancario, che normalmente offre rendimenti sui depositi più alti rispetto allo 0,75% pagato dalla Bce. In parole semplici, quando l'incertezza di alcuni titoli di Stato è troppo elevata, gli istituti non si prestano più denaro tra di loro, ma preferiscono un rifugio sicuro come la Banca centrale europea. Sono in molti che, vista la situazione, pensano a un possibile 'credit crunch', anche se il presidente dell'Eurotower, Mario Draghi, che il pericolo di una la stretta creditizia è stata ormai superato.