Il Decreto Bersani emanato nel 2006 ha stabilito che le spese per l'estinzione del conto corrente bancario non debbano essere più sostenute dal consumatore. Tuttavia alcuni istituti di credito, a dispetto della normativa vigente, continuano a richiedere tali somme in maniera del tutto leonina.

Le spese fisse di chiusura inerenti ai conti correnti bancari sono determinate dalle competenze stesse con il conteggio periodico (ogni 90 giorni) degli interessi dei debitori/creditori. Solo alcuni istituti bancari applicano spese di liquidazione, che sono quelle reclamate ogni volta che vengono calcolati gli interessi (attivi o passivi non fa alcuna differenza), con cadenza trimestrale (se il conto ha il fido per andare in scoperto) o annuale (se il conto è solo su base attiva).

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Le spese di tenuta conto invece sono quelle che il consumatore sostiene con cadenza trimestrale o mensile (dipende dalla banca e dal rapporto che si è instaurato) per avere un conto corrente, a meno che non sia stato stipulato un accordo contrattuale particolare che preveda il pagamento dei soli bolli di legge.

Possiamo dunque affermare che nel chiudere un conto non ci sono spese di estinzione che possano in tal senso essere caricate al cliente e che le ultime voci di chiusura potranno e devono riferirsi esclusivamente all'addebito dei bolli di legge (2,85 euro al mese), alle eventuali spese di tenuta conto (se previste dal d.d.s.), alle eventuali spese di liquidazione (sempre se previste) e agli eventuali interessi passivi (se purtroppo ci si è trovati in rosso).

A tal proposito insistiamo sul chiarimento che vieta di applicare le spese di chiusura a riguardo sia delle spese espressamente citate dal contratto come "costi di chiusura", sia quelle relative a servizi aggiuntivi richiesti dal cliente alla banca in occasione dell'estinzione del rapporto (es. trasferimento dei titoli presso un altro istituto). E' ammessa infatti solamente la richiesta di rimborso di spese vive sostenute dalla banca per disattivare servizi aggiuntivi affidati a terzi a condizione che siano documentate e previste nel documento di sintesi sulla trasparenza dei costi bancari. Il testo dell'articolo 10 recita testuale "In ogni caso, nei contratti di durata, il cliente ha sempre la facoltà di recedere dal contratto senza penalità e senza spese di chiusura".

Ma dov'è allora il cavillo col quale alcuni istituti tentano di arpionare ancora qualche euro a quello che sta divenendo per loro un ex cliente? Il problema nasce da una serie di spese di gestione, di norma a carico del cliente, collegate al conto corrente. Ad esempio il costo per ogni singola operazione, per l'invio dell'estratto conto, le spese imposte ad ogni "chiusura dei conti" (in genere ogni tre mesi), oppure il costo di alcuni servizi come i bonifici o il bancomat. Alcune tipologie di conti correnti forfettizzano le spese sopraelencate, presentando un consuntivo, solitamente trimestrale, che saranno comunque addebitate al cliente all'atto della chiusura del conto altre giocando su tali importi presentano la richiesta di una piccola buona uscita contro la quale è bene segnalare alle associazioni dei consumatori tutti i tentativi di abuso.