Per conti dormienti s'intendono depositi di denaro (sotto forma di conti correnti o libretti di risparmio) e di strumenti finanziari in custodia ed amministrazione di importo superiore a 100 euro sui quali non viene eseguita nessuna operazione da 10 anni, da parte del titolare stesso o da delegati (anche in qualità di eredi).

Dal 2007 questi rapporti sono destinati per legge a un fondo istituito dal Ministero dell'Economia e delle Finanze per il risarcimento delle vittime dei crack finanziari (Cirio, Parmalat, tango bond, ecc.). In passato restavano alle banche alimentando un vero e proprio tesoretto nascosto.

Basta la semplice richiesta di un estratto conto per risvegliare il deposito. Se il rapporto non viene "risvegliato" in tempo, le somme affluite al fondo citato possono essere recuperate dal proprietario o dagli eredi. Le domande di rimborso sono gestite dalla Consap, una società interamente partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze.

Cosa fare per rientrare in possesso dei propri averi? Innanzitutto si può verificare sul sito della Consap se il conto risulta dormiente. In tal caso occorre compilare la domanda di rimborso scaricabile dal sito e inviarla direttamente ai riferimenti indicati corredandola di tutti i documenti richiesti.

Possono essere recuperati non solo depositi, ma anche assegni circolari. Questi ultimi non possono essere rimborsati ai beneficiari trascorsi 3 anni. I buoni fruttiferi postali non riscossi entro il termine di prescrizione decennale, invece, non possono accedere a tale procedura.

Trattamento diverso anche per i contratti di assicurazione sulla vita, il cui termine di prescrizione è stato recentemente elevato da 2 a 10 anni equiparandolo ai conti dormienti. Per le polizze dormienti, infatti, si attendono ancora indicazioni su come ottenere il rimborso dei capitali persi.

Nei fondi dei cassetti, oltre ai libretti dimenticati potrebbero spuntare anche vecchie banconote o monete in lire: queste dal 7 dicembre del 2011 non possono più essere cambiate.