I giornali ed i mass media affermano che i depositi dei correntisti sono protetti fino ad un tetto massimo di 100.000 dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. Affermazione non falsa ma piuttosto superficiale e la parola "fondo" è usata in modo non appropriato.

Vediamo come funziona questa garanzia e con che tempi e procedure. Se pensate che esista un mega fondo con depositata questa cifra vi sbagliate. Non esiste nessuna somma accantonata da nessuna parte, perché il contributo richiesto alle banche che aderiscono è di tipo ex post e l'impegno a rimborsare i depositanti scatterà solo in caso di dissesto di una banca. In pratica quando una banca fallisce, le consorziate mettono mano al portafogli per ripianare la situazione. Sarebbe più corretto parlare di consorzio visto che le risorse sono virtuali.

Ma questo impegno può non bastare. L'articolo 21 dello Statuto FIDT spiega che le banche aderenti potranno essere chiamate in caso di intervento a tirare fuori fra lo 0,4% e lo 0,8% dei fondi rimborsabili e l'ammontare complessivo dei rimborsi non potrà comunque superare, in ciascun esercizio, il limite massimo di un quarto delle risorse. Ma se la massa fiduciaria protetta è di 400 miliardi e le banche accantonano (tutte, se ci riescono) lo 0,4%, arrivano a dotare il Fondo di 1,6 miliardi.

Per andare sul concreto bisogna sapere che la sola banca Olandese ING nel 2011 ha raccolto 16 miliardi di euro in Italia. Se salta la "zucca" il fondo di tutela è una arma senza proiettili. E se salta Unicredti?

Il FIDT è studiato per proteggere solo nel caso in cui a fallire sia una banca piccola. E in questo caso probabilmente non è neppure necessario perché i piccoli istituti in fallimento di solito sono acquisiti dai grandi gruppi bancari.