Parliamo della sentenza della Corte di Cassazione, n. 21420 del 30 novembre 2012. Questo perché la suddetta decisione ha legittimato l'accertamento sui movimenti del conto corrente della moglie casalinga di un lavoratore professionista.

Tutto ciò al fine di evitare guadagni in nero del lavoratore professionista che accredita sul conto corrente della moglie, risultante senza reddito e solamente beneficiaria dei generosi elargimenti. Se la sezione tributaria supporta fortemente tale ipotesi la sezione difensiva, accolta dai giudici, sostiene la possibile esistenza di operazioni non necessariamente legate a guadagni non dichiarati.

Come riportato da justicetv.it, in questo caso l'accusa ha appunto l'onere di dimostrare la provenienza dei ricavi depositati sul conto della moglie. La cosa interessante, però, è che questa azione si rifà direttamente all'art. 32 n. 7 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

Quello che si vuole quindi ricordare è l'esistenza di ben due articoli che trattano dell'autorizzazione che ha l'Ufficio finanziario nel condurre indagini fisclai su conti correnti bancari intestati a terze persone.