L'Italia? Un Paese di "analfabeti finanziari": non conosciamo neanche i concetti di base. E, soprendentemente, non si salvano neanche i laureati in economia. Ad affermarlo è il Censis nella propria ricerca "Promuovere la previdenza complementare come strumento efficace per una longevità serena", realizzata per la Covip (Commissione di vigilanza sui Fondi Pensione) e presentata negli scorsi giorni a Roma.

Ben il 47% dei lavoratori italiani non è in grado di comprendere gli effetti dell'interesse composto sul capitale in un normale conto corrente, il 49% non sa come varia il potere d'acquisto del proprio reddito a fronte dell'incremento dei prezzi (cioè non capisce gli effetti dell'inflazione). Ma lo studio mostra anche che il 47% dei cittadini non è consapevole che l'acquisto di azioni è più rischioso dell'acquisto di quote di un fondo comune d'investimento. Circa 11 milioni di lavoratori, poi, non conoscono aspetti finanziari di base (come gli interessi sul capitale, l'inflazione, la rischiosità degli investimenti) o hanno una competenza molto ridotta.

Come anticipato, studiare economia all'università aiuta poco in questo caso, visto che il 30,6% dei lavoratori laureati con studi in economia non conosce gli effetti degli interessi sul capitale, quindi il funzionamento di un investimento, il 39,2% non ha cognizione di come funziona l'inflazione, dell'impatto sul proprio reddito e sul potere d'acquisto, e il 16% non sa che l'acquisto di azioni di un'azienda è più rischioso dell'acquisto di quote di un fondo comune d'investimento.

Gli italiani, poi, conoscono pochissimo il sistema previdenziale italiano. E, pur essendo in media molto preoccupati per la propria pensione, dimostrano una conoscenza scarsa della previdenza complementare: sono 16 milioni i lavoratori che non hanno idea come funzioni.