Tutti conoscono il termine di "scoperto in conto corrente", ma pochi sanno come realmente funziona, e quali sono le commissioni da pagare alla banca in caso d'incapacità da parte del debitore di adempiere gli obblighi assunti.

Innanzitutto la questione per cui si arriva all'applicazione della commissione di massimo scoperto, si chiama assenza di fido bancario, cioè il limite massimo di credito che l'istituto può accordare al cliente.

In sostanza se il correntista teme di poter finire sistematicamente con il conto corrente in rosso, anche a causa del periodo di crisi che stiamo vivendo, può accordarsi con la banca affinché le sia concesso un Fido, ossia una somma di denaro che varia secondo la situazione reddituale del cliente, che farà pagare degli interessi, di solito intorno allo 0,5% se il conto andrà sotto la soglia di scopertura.

Inoltre se la durata massima dell'ammanco non supera i sette giorni, il fido non è colpito da nessuna commissione.

Tutt'altra cosa sono le cosiddette commissioni di massimo scoperto, in sostanza l'assenza di un fido, per far fronte alle spese impreviste.

In questo caso è la Banca che ci anticipa i soldi, ma fino a una certa soglia, che varia da cliente a cliente, cioè una forma di favore che l'istituto di credito si fa pagare a tassi elevati.

Le commissioni applicate variano dall'11% al 17% per ogni singolo mese di scopertura, ciò significa che la banca si fa carico delle prime spese eseguite da parte del cliente a fronte d'interessi passivi molto elevati ma che dovranno essere restituiti assieme alla sorte capitale nel minor tempo possibile, onde evitare la fluttuazione degli stessi.

In taluni casi ci sono banche che oltre agli interessi aggiungono costi a ogni singola commissione, col risultato che il prezzo da pagare per il correntista lieviti ulteriormente.

Fortunatamente vi sono alcune banche che non prevedono alcuna spesa sulle commissioni di massimo scoperto, quindi onde evitare di incappare in spiacevoli sorprese, bisogna visionare ogni singola voce di spesa sui documenti contrattuali che i vari istituti propongono, prestando particolare attenzione a quelli di sintesi.