Da gennaio di quest'anno viene effettuato l'addebito relativo all'imposta di bollo sui conti, calcolato in misura proporzionale e pari allo 0,15% annuo (nel 2012 era stato dello 0,10%) che si applica sui conti correnti ma anche sui depositi a custodia titoli.

In pratica, a seguito delle modifiche alla disciplina sull'imposta di bollo applicabile alle comunicazioni relative ai prodotti finanziari, la nuova imposta colpisce:

  • in misura fissa (pari a euro 34,20 annui per le persone fisiche ed euro 100,00 annui negli altri casi, come ad esempio le società) i rapporti di conto corrente espressi sia in euro sia in divisa estera, nonchè i libretti di deposito a risparmio. E' stata tuttavia prevista l'esenzione della stessa per i rendiconti il cui valore medio annuo di giacenza non superi la soglia dei 5.000,00 euro;
  • in misura proporzionale (pari allo 0,10% annuo fino al 2012 e allo 0,15% annuo successivamente, già a partire dal 2013 e senza più l'applicazione di alcun tetto massimo come invece previsto l'anno precedente) i rapporti finanziari in genere, compresi i depositi bancari e postali, i quali prima dell'entrata in vigore di questa normativa erano soggetti all'imposta di bollo di euro 14,62 a valere sul contratto e al bollo cartolare di euro 1,81 a valere sulle rendicontazioni periodiche.

Come si evince da questa sintesi, la disciplina di applicazione è stata profondamente modificata da una serie di interventi normativi succedutisi da dicembre 2011 e che si sono protratti fino a maggio del 2012. Tale manovra infatti era già stata prevista da più di un anno, dal famoso decreto Salva Italia del 6 dicembre 2011.

Si è molto discusso ultimamente di questo aumento che ha suscitato controversi pareri in quanto colpire i risparmi più di quanto si era fatto in precedenza è stato definito da molti come una sorta di piccola patrimoniale che penalizza uno degli aspetti che più caratterizza (o che ha caratterizzato finora) la maggior parte delle famiglie italiane e cioè il risparmio privato.