Già da mesi lo spread tra i titoli di Stato italiani e tedeschi è sceso ad un livello di sicurezza e tranquillità, a differenza ad esempio della situazione preoccupante di fine 2011: certamente il lavoro del Governo Monti è stato fondamentale, visto che l'economia reale italiana è praticamente ferma e la situazione politica è da settimane decisamente difficile (ovviamente ora la rielezione di Giorgio Napolitano come Presidente della Repubblica darà senz' altro una svolta di qualche tipo); ma lo spread è sceso anche per un fattore, tra altri, di finanza internazionale: la politica economica del Giappone e della sua Banca Nazionale.

Lo spread, nonostante quello che alcuni dicono, è un indicatore importante della solidità economica di un paese e della visione che hanno gli investitori internazionali sulla sua situazione generale in un dato momento, ed influenza i rendimenti dei conti deposito ed i tassi di interesse totali dei mutui (tanto per citare due prodotti finanziari che fanno parte della normale gestione finanziaria di tante famiglie e imprese): per quel che riguarda l'Italia ovviamente si tratta del differenziale, dello spread appunto, tra i Btp decennali emessi dal nostro Tesoro per rifinanziare il debito pubblico ed i Bund tedeschi; dato però che i titoli tedeschi hanno una solidità ed una stabilità quasi da manuale ne consegue che lo spread sale o scende in base ai rendimenti, ai tassi di interesse, che lo Stato italiano paga sui suoi Btp.

L' attuale momento dei Btp decennali italiani è molto buono, tra i migliori dell' ultimo periodo: ovvero i tassi di interesse che bisogna pagare a chi li acquista è sceso parecchio, intorno al 4,5%, ben più basso ad esempio del 6,5% di luglio 2012; oltre alle manovre finanziarie del governo tecnico di Monti dobbiamo ringraziare la Bank Of Japan, la banca centrale giapponese che sta attuando una politica monetaria espansiva decisamente forte: l' intento è davvero importante, ovvero raddoppiare la base monetaria del paese del Sol Levante entro il 2015, riducendo così l' inflazione del 2% e svalutare lo yen (ultimamente considerato troppo forte verso dollaro ed euro) per far ripartire con prepotenza le esportazioni.

Insomma il Giappone sta gettando enormi quantità di moneta nel mercato finanziario (più se ne stampa e meno vale) e per farlo occorre anche che con tali liquidità si acquistino asset redditizi di altri paesi: dunque forti acquisti da parte dei grandi investitori giapponesi sia di titoli di Stato tedeschi (i Bund) che statunitensi, ma soprattutto di altri paesi quali Belgio, Francia e appunto Italia, in quanto essendo paesi meno solidi finanziariamente hanno appunto titoli con rendimenti migliori (quelli tedeschi sono ora all'1,2%, mentre come detto quelli italiani al 4,5% circa).

Vi è infatti una decisa correlazione tra il valore dello yen (espresso come valore della coppia EUR/JPY nel mercato forex) ed i rendimenti dei nostri Btp a 10 anni.

Ci sono ovviamente altri importanti fattori che hanno influenzato questa riduzione dello spread Btp-Bund, come ad esempio la grande liquidità immessa nei mercati da parte delle altre banche centrali (tra cui la BCE), la già citata azione del Governo Monti per il risanamento finanziario dello Stato italiano ed allontanare il rischio di default, il bassissimo costo del denaro ora in vigore: tutto questo per dire in primis che questo spread è in realtà un parametro importante e che può riguardare le finanze di tutti noi, ma anche che la semplificazione dei discorsi su di esso che viene spesso fatta non aiuta certo a capire quanti elementi siano in gioco e che l'economia reale, la produzione ed il lavoro, possano anche rimanere al palo nonostante i grandi giochi finanziari internazionali.