Le tensioni legate al piano di salvataggio realizzato per le banche di Cipro, dopo il prelievo forzoso dai conti correnti, continuano a rendere poco fluida la situazione dei mercati legati all'Europa. L'ABI (Associazione Bancaria Italiana) non ha mancato di sottolineare l'assoluta minima esposizione degli istituti di credito italiani nei riguardi di quelli ciprioti escludendo quindi a priori il rischio di un eventuale contagio.

Anche la Consob ha detto espressamente che non esistono pericoli di prelievo forzosi per quanto concerne i conti correnti nazionali, anche se qualcun altra fonte dava per certo che vi sarebbe potuto essere per quelli superiori ai centomila euro di deposito effettivo.

Questa ipotesi ha sollevato anche le obiezioni del governo di Mosca poichè i maggiori correntisti ciprioti (ed anche nel nostro paese pare che ve ne siamo tantissimi) sono proprio russi. Cipro resta per la Russia quella che per noi resta la Svizzera, una specie di "porto franco" dove la burocrazia per la fiscalità è decisamente minore a quelle nazionali.

Secondo alcuni esperti a Cipro si troverebbero almeno venti miliardi di dollari ricollegabili a semplici correntisti mentre le banche russe avrebbero riversato almeno 12 miliardi di dollari in quelle cipriote. Cifre iperboliche che da sole evidenzierebbero la necessità da parte degli ex cittadini sovietici di trovare una soluzione meno dispendiosa e onerosa per le loro tasche.

Tuttavia i riflessi per l'Italia e per l'Europa continuano ad essere demotivanti. Cipro è una piccola economia se riferita al mercato comune europeo ma l'aspetto preoccupante della vicenda potrebbe essere che il prelievo forzoso attivato costituirebbe un precedente da porre in atto dai governi di Paesi in difficoltà. Ecco spiegato il motivo del procedimento "al rallenty" di tutta l'economia legata al vecchio continente.