Altro che conto corrente: la crisi "inchioda" i giovani italiani in casa ed allunga l'età della dipendenza economica dai genitori. Ammonta al 28% circa, secondo lo studio commissionato all'istituto demoscopico Swg dalla Coldiretti, la quota di ragazzi tra i 35 e i 40 anni mantenuti dalla famiglia, ma la percentuale aumenta di altri 15 punti se rapportata alla fascia d'età 25-34 e sfiora il 90% con un campione basato sull'intervallo 18-24 anni.

La sicurezza sociale offerta da stipendio e/o pensione di mamme e papà, rimane l'unico concreto argine al quale si aggrappano migliaia di studenti, disoccupati e lavoratori precari. In alcuni casi (13% del totale, ben 31% però limitando l'analisi ai giovani agricoltori), la scelta di non abbandonare l'abitazione familiare non è strettamente legata al bisogno, subentrando fattori culturali, tradizioni o esigenze pratiche legate al lavoro. Lo spiega all'agenzia Ansa il presidente dell'associazione di rappresentanza dei coltivatori diretti Sergio Marini.

Nel complesso, il quadro tratteggiato dal rapporto "I giovani e la crisi" presentato dall'assemblea di Giovani Impresa della Coldiretti è tutt'altro che rassicurante, soprattutto in relazione alle diverse abitudini vigenti nel resto d'Europa, dove l'abbandono del tetto domestico viene spesso agevolato da una legislazione ad hoc che (nei Paesi scandinavi in particolare) riserva risorse, strutture ed agevolazioni ai neo-diplomati pronti ad intraprendere un'esperienza di studio o lavoro lontano da casa.

Tutti dati, rammentano i responsabili dell'organizzazione di categoria, da tenere ben presenti in sede legislativa quando (a breve) parlamento e dovranno discutere del "piano giovani" annunciato da Enrico Letta ed intervenire sui delicati nodi dell'accesso al lavoro e degli ammortizzatori sociali.