Aumentano le diseguaglianze sociali in Italia, dove il 10% delle famiglie detiene il 47% della ricchezza complessiva. Secondo le stime illustrate dal segretario generale della Fisac Cgil Antonio Megale, nei sei anni trascorsi dall'inizio "ufficiale" della crisi ad oggi, al brusco crollo del potere d'acquisto di lavoratori e pensionati fa da contraltare l'inarrestabile crescita delle retribuzioni di top manager e dirigenti di alto livello del settore privato, con un rapporto di 1 a 163 che "richiederebbe subito un intervento legislativo, essendovi un distacco enorme".

Per ridurre in tempi ragionevoli la forbice dei redditi a favore delle categorie svantaggiate, i rappresentanti sindacali della Cgil promuoveranno una raccolta di firme per impegnare il Parlamento nella presentazione di un disegno di legge d'iniziativa popolare.

La stessa Fisac propone , rivolgendo un appello diretto in primis al Partito Democratico ed alle forze di centrosinistra, "un tetto di uno a venti per il rapporto tra guadagni dei top manager e salari da lavoro, oltre ad un fondo di solidarietà che possa favorire l'occupazione dei giovani attraverso l'intervento sulle quote eccedenti dei compensi più elevati".

Stando ai numeri dello studio ( "Rapporto sui salari - 2012") realizzato dalla Federazione Italiana Sindacato Assicurazione e Credito della Cgil, quel "misero" 53% del patrimonio nazionale posseduto dal 90% dei cittadini è un dato che si lega strettamente alle trasformazioni sociali degli ultimi anni, complice una recessione (interna e globale) destinata a durare ancora per un periodo non facilmente prevedibile.