Equitalia ottiene una proroga e continuerà a lottare al fianco delle Amministrazioni nella riscossione delle tasse fino al prossimo 31 dicembre. Il Senato ha ratificato ieri con 247 voti a favore e 7 astensioni il ddl n. 662, avente come argomento la conversione in legge del Decreto che sblocca, finalmente i pagamenti della Pubblica Amministrazione. L'ente di riscossione, criticato spesso per pignoramenti su casa e conto corrente, avrebbe dovuto terminare i propri uffici il prossimo 1 luglio 2013. L'emendamento al ddl è comunque facoltativo e i Comuni che avevano pianificato le riscossioni in maniera diversa non avranno alcun obbligo da seguire e quindi potranno continuare sulla propria strada.

Ennesima proroga, solita soluzione rimandata ai prossimi mesi. Già da tempo si sosteneva che lo Stato italiano avrebbe pagato un costo molto salato e pieno di insidie in caso di improvviso divorzio da Equitalia. In mancanza di fondi, non sarebbe stato possibile assumere nuovi agenti e una nuova gara pubblica rivolta a cercare un nuovo ente di riscossione tributi, dato i tempi molto lenti tipici dell'Italia, avrebbero praticamente paralizzato l'attività del recupero crediti. Un ammanco da 1,4 miliardi di euro (stima del Sole 24 Ore). In realtà, i Comuni, colpevoli, sapevano tutto con grande anticipo e avrebbero dovuto con energia e convinzione, trovare una soluzione per tempo. Era il lontano giugno del 2011 quando il decreto Sviluppo del Governo Berlusconi fece in modo che il sodalizio tra Equitalia e Comuni finisse definitivamente; ma poi di rinvio in rinvio, i Comuni si erano sempre salvati.

Il che testimonia a loro sfavore in maniera netta: è in questo modo che si gestiscono i tributi? Probabilmente, la soluzione migliore, anche se gravosa, sarebbe stata quella di abbandonare, per una volta, i Comuni al proprio destino, invece pure il Governo Letta, ha salvato gli Enti locali che non sanno provvedere autonomamente al proprio futuro. Ad un certo punto si era pensato di affidare ad Equitalia un ruolo secondario, quasi marginale: la Società, infatti, avrebbe dovuto concentrarsi solo sulla Tares, la nuova e controversa tassa sui rifiuti, lasciando in mano ai Comuni l'obbligo di riscossione sulle restanti tasse. Ma non è stato, come spiegato, possibile.

Il relatore a Palazzo Madama, Giorgio Santini (PD) ha sottolineato che la proroga ad Equitalia va interpretata in senso ampio. Meglio, quindi, lasciare le cose come stanno senza toccare i delicati equilibri del nostro, sempre più oscuro, fisco. Il messaggio tra le righe è evidente: le riforme possono aspettare, gli incassi fiscali, in tempi di crisi, vengono prima di tutto.