La grave crisi della politica e conti statali, che non accenna a risolversi, almeno nel medio termine, ricomincia ad agitare i mercati finanziari globali, sopratutto dopo il "mea culpa" di Klaus Regling, capo del Fondo europeo di stabilità finanziaria (Efsf), che ha sollecitato la cessazione della partecipazione del FMI al programma per il salvataggio dell'Euro, ridicolizzando il patto di stabilità europeo.

In una relazione pubblicata giorni fa, infatti, il Fondo ha riconosciuto pubblicamente e ufficialmente tutti gli sbagli che hanno commesso nel processo di soluzione della crisi, soprattutto riguardo al fallimentare salvataggio della Grecia, accusando d'incompetenza anche tutti gli economisti dell'Ue, dunque la "Troika", ossia Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale, hanno iniziato a tremare, infatti, Olli Rehn, Commissario Ue agli Affari Monetari ha dichiarato: "Non trovo onesto e giusto il tentativo del FMI di lavarsene le mani, versando l'acqua sporca sulle spalle europee".

La bomba a orologeria, che a quanto pare nessuno riesce a disinnescare, lanciata dal Fondo ha ricevuto la pronta risposta di Josè Manuel Barroso, Presidente della Commissione Europea, che ha rilanciato prontamente: "Finché la Troika non avrà concluso l'attuazione dei programmi per il supporto delle finanze della Grecia, dell'Irlanda, del Portogallo e di Cipro, non si può pensare a una cessazione della cooperazione".

Le polemiche che ha acceso il "mea culpa" del FMI, sono state rese note da un quotidiano austriaco, attraverso le dichiarazioni dell'economista tedesco presso la Banca svizzera UBS, Martin Lück, che ha dichiarato che non è sufficiente riconoscere gli errori commessi nel salvataggio dei Pigs, facendo marcia indietro: "La mia valutazione è questa: siamo stati per lungo tempo a dipendere dagli esperti del FMI e abbiamo tratto molte lezioni dalle azioni della Troika. Ora è giunto il momento di andare avanti da soli".

Dunque per il momento nessun cambiamento di rotta nei mercati finanziari e nell'economia dei Paesi Periferici Ue, poiché la "Troika" rimane impegnata nell'impresa comune. Infatti, la presenza del Fondo a breve e medio termine non viene messa in discussione, ma in un prossimo futuro si prevede che saranno i Paesi dell'area a gestire i piani di aiuto.