Alcuni di voi ne avranno già sentito parlare, altri non la conoscono e altri già ne usufruiscono. Nel vasto universo dei termini fiscali la ritenuta d'acconto può essere una situazione ottimale per le nostre necessità, dato che qualsiasi reddito percepito va tassato, ma non sempre è facile capire il come e il quando.

Questa formula nello specifico si rivolge a quella tipologia di redditi percepiti in maniera non continuativa, con un guadagno che va al di sotto dei 5.000 euro annuali, per i quali non si pagano tasse, non si fa dichiarazione né vi è la necessita di aprire una partita Iva.

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In alcuni casi le aziende hanno comunque bisogno di scaricare quei costi, ad esempio se si ha su un proprio libro paga un impiegato già stipendiato e ci si vuole avvalere di questo per lavori extra al di fuori delle proprie competenze, se si ha un collaboratore a cui si retribuisce un compenso proveniente da una commissione di un lavoro su un sito internet e così via.

In queste situazioni può èssere d'aiuto la ritenuta d'acconto, che precisamente indica una trattenuta su un compenso assoggettato a tassazione corrisposto da un "sostituto d'imposta" (azienda/datore di lavoro/committente), nei vostri confronti che sarete i "percipienti". Per quanto riguarda i compensi che sono soggetti a ritenuta d'acconto possono rientrare i redditi da lavoro autonomo; seguiti da quelli provenienti da lavoro dipendente e redditi da capitale.

Caratteristica fondamentale è che questo compenso deve provenire da un rapporto di lavoro non continuativo, qui la ritenuta indica una trattenuta da applicare sui compensi addebitati dai lavoratori autonomi nei confronti dei titolari di una partita IVA, cioè imprese o liberi professionisti. Questi ultimi devono versare parte del compenso e dichiararlo su un apposito modello 770 suddividendolo nei diversi campi di appartenenza IRPEF-INPS-IVA. Generalmente l'aliquota ossia questa parte che il datore versa corrisponde al 20% del lordo, ma la percentuale può variare in alcuni casi.

Il Committente versa questa somma tramite il modello F24 e questo deve avvenire entro il giorno 16 del mese successivo al pagamento, la conseguente e dovuta certificazione deve essere consegnata al lavoratore autonomo entro il 28 febbraio di ogni anno successivo, nella quale saranno indicati: l'importo totale delle somme corrisposte; l'importo delle ritenute e delle detrazioni di imposta effettuate e altre eventuali informazioni non obbligatorie come ad esempio l'IVA.

Per i redditi da lavoro dipendente, la ritenuta d'acconto sebbene sia una trattenuta che grava sulle retribuzioni percepite viene effettuata con modalità di versamento e relativa documentazione pressoché simili, compresa la data di scadenza entro la quale deve essere consegnata al lavoratore la certificazione denominata CUD su modello predisposto dall'Agenzia delle Entrate.

Tra le altre tipologie rientrano le ritenute sui redditi di capitale, che si verificano nel caso in cui si percepiscono dei guadagni derivanti da un investimento finanziario e si applicato a titolo di imposta o di acconto, redditi provenienti da titoli atipici, interessi e premi e da assicurazioni sulla vita soggetti a imposta sostitutiva.

Per ultimo c'è da precisare che il limite massimo annuo delle ritenute è di 5000 euro, se questi vengono superati per quello che riguarda la parte eccedente bisogna pagare i contributi relativi alle prestazioni Inps. Bisogna iscriversi alla Gestione Separata Inps ed effettuare il versamento dei contributi in base a percentuali che possono variare: per chi è iscritto a una forma di previdenza obbligatoria è pari al 16%, in caso contrario la percentuale è circa del 23,50%.

Tutte le informazioni dettagliate, con relativi modelli scaricabili e fac-simili già compilati sono facilmente reperibili in rete, ivi compreso il sito dell'Agenzia delle Entrate.