Elsa Fornero non ci sta. Nel momento in cui tutta l'Italia sta tornando a parlare di lei, e la Consulta ha appena bocciato i tagli alle pensioni d'oro da lei introdotti nel decreto Salva Italia, l'ex ministro del welfare ha scritto una lunga lettera al Corriere della Sera per difendere la misura.

Una misura fortemente voluta, quel prelievo tra il 5 e il 15% sulla parte di rendita Inps superiore a 90 mila euro lordi, già proposto dal governo Berlusconi e rafforzato sotto l'esecutivo Monti, che ora viene difesa come uno strumento di equità tra le generazioni.

"E' proprio l'equità che può fornire una giustificazione sociale alla severità della riforma" spiega l'ex ministro. Le pensioni già in pagamento e quelle più vicine alla liquidazione, infatti, sono calcolate secondo il metodo retributivo: non importa quanti contributi il lavoratore abbia versato nella sua vita, la pensione viene calcolata tenendo conto delle ultime retribuzioni da lui percepite. E il valore calcolato è mediamente di molto maggiore rispetto ai contributi versati.

"Visto dalla parte del pensionato - prosegue la Fornero - il divario può essere considerato un 'regalo'. Visto dalla parte di chi ne sostiene i costi, ossia dalla parte delle generazioni giovani e future, equivale di fatto a un'imposta". Dal 1995 è in vigore invece il metodo contributivo, che prevede una maggiore corrispondenza tra i contributi versati e quelli percepiti nell'assegno.

Il divario tra la somma versata e quella percepita si fa molto più ampio per chi percepisce retribuzioni più alte negli ultimi anni di carriera: con il retributivo, gli stipendi d'oro si tramutano insomma in pensioni d'oro. Quindi "chi ha una retribuzione finale più elevata riceve un vantaggio pensionistico maggiore, solitamente a carico di chi sta peggio di lui".

Ecco perchè, secondo la Fornero, la sentenza della Consulta che boccia i prelievi è sbagliata: "implicitamente - sostiene il ministro - si afferma che se la retribuzione è il corrispettivo di una prestazione di lavoro, la pensione dovrebbe essere il corrispettivo dei contributi versati sul reddito di lavoro. Ma ciò non accade, come ho cercato di spiegare, per le pensioni retributive, che premiano indebitamente (cioè in modo sostanzialmente slegato dai contributi) proprio i redditi più elevati e non sono pertanto figlie di un regime di corrispettività, bensì della logica del privilegio".

"L'ingiustizia di questo regalo - prosegue la Fornero - a favore di chi è già più ricco è alla base del contributo di solidarietà, ritenuto illegittimo dalla Corte". Le parole del ministro stanno alimentando il già acceso dibattito sulle pensioni in corso nel paese: chi ha ragione e, soprattutto, come si comporterà il nuovo governo Letta a questo riguardo?