E' degli scorsi giorni la notizia che la Corte Costituzionale ha bocciato i tagli sulle pensioni d'oro, riconosciuti come illegittimi. L'ipotesi di un prelievo sugli assegni pensionistici più alti, insomma, appena ventilata dal ministro del lavoro Enrico Giovannini sulla base delle misure già introdotte negli scorsi anni, ancora prima della formulazione formale sembra già aver trovato una forte resistenza.

Ma i sindacati non ci stanno, e si scagliano contro la sentenza della Consulta. "Una beffa - commenta Gigi Bonfanti, segretario generale della Cisl Pensionati - assistere ad una sentenza della Corte costituzionale che boccia il prelievo sulle pensioni superiori ai 90 mila euro mentre non ci si preoccupa affatto dei pensionati che, grazie alla riforma Fornero, hanno dovuto subire il blocco della rivalutazione della propria pensione per due anni, rinunciando a circa 1.200 euro l'anno".

Le pensioni, insomma, si riconfermano uno dei temi più caldi in discussione del paese, soprattutto dopo la pubblicazione del Rapporto dell'area attuariale Inps, secondo il quale la riforma Fornero apporterà un risparmio di 80 miliardi rispetto alle normative precedenti sulla spesa per le pensioni tra il 2012 e il 2021. Ma questo a spese di lavoratori e pensionati più poveri, tuonano i sindacati.

"Quanto successo - continua Bonfanti - è il risultato di scelte inaudite che hanno fatto in modo che fossero solo lavoratori e pensionati a pagare le conseguenze di una crisi che invece ha risparmiato chi viveva con redditi ben più alti e che, ancora una volta, sarà risparmiato da prelievi definiti 'illegittimi".

Sostanzialmente analoga la posizione della Cgil. A commento della sentenza della Consulta, il segretario confederale Vera Lamonica ha affermato: "la giusta esigenza di chiedere qualcosa ai redditi più alti ha invece prodotto la situazione paradossale per cui a chi più ha dovrebbe essere persino restituito, mentre ai più deboli si è fatto pagare l'unico vero salato conto delle cosiddette riforme. Alla fine c'è sempre un'unica categoria che deve pagare: i lavoratori e i pensionati a reddito più basso, cui è stata peraltro bloccata la rivalutazione, mentre stipendi e pensioni d'oro permangono intoccati".

Secondo Lamonica "per cambiare strada bisogna ripartire da un'ineliminabile esigenza di equità e giustizia sociale, da come in un Paese che affonda nella crisi, si fanno pagare i grandi patrimoni e i grandi redditi, e di come si costruisce un meccanismo credibile che impedisca ad esempio di avere pensioni e cumuli di stipendi sproporzionati".