L'Eurostat ha fornito i dati del prodotto interno lordo pro capite, registrato nel 2012, espresso in standard di potere d'acquisto. Quest'ultima è una moneta fittizia utilizzata per eliminare le differenze dei poteri d'acquisto, cioè dei diversi livelli di prezzo, tra i vari Paesi.

Se il prodotto interno lordo pro capite registrato l'anno passato, nell'Unione Euopea a 27 membri, è stato 100, il Lussemburgo lo ha più che raddoppiato arrivando a quota 271, staccando nettamente la seconda in classifica, l'Austria con 131, seguita a brevissima distanza da Irlanda, Olanda e Svezia con il 30% superiore alla media europea. Tra il 15% e il 25% al di sopra della media troviamo, invece, Danimarca, Germania, Belgio e Finlandia. Chiudono la porzione di classifica dei paesi il cui PIL è sopra la media europea, il Regno Unito e la Francia rispettivamente a quota 110 e 108.

Il primo paese col PIL pro capite che non raggiunge la media europea è proprio l'Italia che si ferma a 98, seguita a ruota dalla Spagna con 97. Un po' più distaccato Cipro che arriva a 91, mentre Malta, Slovenia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Grecia e Portogallo sono tra il 15% e il 25% sotto la media europea. Arrivando nella parte bassa della classifica, con il PIL tra il 30 e il 40% sotto la media europea troviamo Lituania, Estonia, Polonia, Ungheria e Lettonia.

Ultime della classe, col PIL al di sotto del 50%, sono Romania e Bulgaria, rispettivamente a quota 49 e 47.

Le statistiche sul Pil sono accompagnate anche da quelle dell'indicatore Actual Individual Consumption (AIC), che traccia i consumi effettivi individuali e include tutti i beni e i servizi, dagli acquisti diretti ai servizi quali sanità e istruzione, effettivamente consumati dalle famiglie. Dai dati si evince che l'Aic è generalmente più omogeneo rispetto ai dati del Pil pro capite, anche se resta elevata la distanza tra il 48% della Romania e il 141% del Lussemburgo.