I tassi di interesse dei conti deposito sono in calo: già da qualche mese lo stiamo dicendo ed ora, nel pieno del mese di luglio 2013, non possiamo che confermarlo visto che i due fattori principali che influenzano i rendimenti di tali prodotti per il risparmio gestito stanno continuando il trend dell'ultimo periodo. Ovviamente intendiamo lo spread Btp-Bund ed il costo del denaro che la BCE mantiene basso per stimolare l'economia europea.

Nonostante tutto i depositi bancari in genere sono il più grande raccoglitore dei flussi finanziari dei risparmiatori italiani, come già a maggio la Banca d'Italia ha informato nella sua relazione annuale: ma di certo i bei tempi dei tassi di interesse al 5% sono ormai passati (mica tanto belli comunque, visto che erano momenti di grave crisi finanziaria per l'Italia e l'Europa: i conti deposito sono prodotti che in buona misura beneficiano delle turbolenze sui mercati e dei conti pubblici).

Dicevamo dei tassi di interesse dei conti deposito in discesa: ciò dipende, come già detto nel corso degli ultimi mesi, dalla riduzione dello spread tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi intorno a quota 300 punti ed alla conferma data dalla BCE del costo del denaro a livelli minimi anche per il prossimo periodo: se per il fattore-spread in realtà basterebbe qualche scossone alla situazione politica o finanziaria dell'Italia per farlo tornare in salita, per quel che riguarda invece il costo del denaro la situazione rimarrà tale per un tempo indefinito. In definitiva si prevede con una certa sicurezza che i rendimenti dei conti deposito rimarranno agli attuali livelli ancora per un bel po'.

Per una panoramica più dettagliata potete consultare l'aggiornamento Migliori conti deposito, luglio 2013 dove appunto confrontiamo le varie proposte delle banche, qui ci limitiamo a dire che per vincoli brevi, cioè a tre o sei mesi, ora i massimi rendimenti che è possibile trovare sono intorno al 2,70%/3,30% lordo annuo, mentre per i vincoli più lunghi tipo dodici-diciotto mesi è difficile trovare offerte oltre il 4% lordo annuo: certo, anche senza guardare ai rendimenti più alti siamo comunque ben sopra l'inflazione ed i tassi dei Bot e con molti meno rischi che gli investimenti in Borsa, ma i tempi d'oro sembrano essere passati.