Che in Italia i consumi stiano calando se ne sono accorti tutti (commercianti in primis); colpa delle tasse che alleggeriscono sempre più i nostri conti? L'Istat nella relazione riguardo i dati del 2012 riferisce che "tra le famiglie a reddito medio elevato le spese si sono fatte sempre più stringenti".

Secondo la definizione stessa dell'Istituto di Statistica dello Stato si è fatta "più marcata la diminuzione tra famiglie con livelli di spesa elevati" e i consumi medi mensili si sono stabiliti sulla soglia dei 2.419 euro. La spesa relativa all'alimentazione è rimasta tuttavia quasi invariata diminuendo da 477 a 468 euro.

Questo dato si ritiene possa essersi consolidato in virtù dei tanti trucchi e trucchetti oltre che accorgimenti messi in atto dagli italiani (tipo il ricorso all'orto fai da te o al ricorso diretto al produttore) che ha fatto sì che i nostri concittadini non abbiamo ridotto quantità o qualità dei pasti. Anche i blitz e le fughe, sempre più necessarie fra gli scaffali dei discount, dove il rapporto qualità-prezzo è meno pesante, ha aiutato in qualche maniera a far sì che la tavola degli italiani non si trovasse sguarnita di certi prodotti definibili superflui o voluttuari.

Se invece trasferiamo l'analisi dell'Istat verso abbigliamento e calzature i dati parlano di un tracollo che non ha eguali. Pare essere ritornati ai tempi del dopoguerra.

La crisi costringe i nostri connazionali a ridurre le spese generali. Il segnale allarmante è tuttavia che la contrazione delle spese si posiziona quale il peggior tonfo dal 1997 ad oggi dove sono soprattutto i comparti dell'abbigliamento e delle calzature a subire la forzata austerity delle famiglie.

Scendono inesorabilmente anche la quote destinate alla cultura, al cinema, allo svago al divertimento e al turismo (complice anche l'aumento del costo dei carburanti da autotrazione).

L'Istat specifica che "la spesa risulta in calo anche in termini reali". La metà delle famiglie italiane spende molto meno di 2.078 euro al mese, se si considera che tale cifra indicata è soltanto il livello "mediano" di spesa, cioè la soglia che divide esattamente in due il campione delle famiglie residenti. Tale valore è identico a quello del 2011 "a causa della più marcata diminuzione della spesa tra famiglie con livelli di spesa elevati". Il risultato finale è che se i poveri piangono anche i benestanti hanno iniziato a sorridere di meno.