Le quotazioni dell'oro stanno vivendo un periodo di una certa stabilità intorno a quota 1300 dollari l'oncia, un prezzo decisamente basso per i motivi che diremo più avanti in questo articolo e che è il risultato di un periodo di ribassi più che annuale: la passata settimana (quella dell 8-13 luglio) è stata di recupero, ma comunque siamo sempre a livelli ritenuti rischiosi, anche per la redditività dei produttori, e come potete leggere in Previsioni sul prezzo dell'oro gli analisti più ottimisti al massimo prospettano una modesta risalita. In tutto questo ci sono anche timori che le quotazioni dell'oro, o meglio il mercato dell'oro, potrebbe subire i contraccolpi della pratica dell'hedging, se ciò tornasse "di moda" tra gli operatori.

L'hedging è una pratica che influenza grandemente il trading: consiste nella vendita anticipata della produzione futura di oro (o di altre materie prime, di altre commodities ecc…) così che il produttore possa subito incassare al prezzo attuale per tutelarsi da eventuali futuri ribassi; il problema dell'hedging è che se comincia ad essere applicato da più attori per grosse quantità in periodo prolungato, o comunque con una certa frequenza, porta comunque a fasi di forte discesa delle quotazioni, dell'oro o di qualsiasi bene sul quale si applica.

Un circolo vizioso sul quale anche la banca francese Société Générale mette in guardia perché, come affermano i suoi analisti, se scattasse una fase di hedging continuato allora le quotazioni dell'oro rimarrebbero sotto quota 1400 dollari: un livello che porta circa il 10% della produzione del metallo giallo in perdita (ribadiamo che ora il prezzo dell'oro raggiunge difficilmente quota 1300).

Negli anni '90 ci fu un crollo nel mercato dell'oro proprio per via dell'hedging su vasta scala, poi nei primi dieci anni del XXI secolo il bene rifugio per eccellenza ha vissuto un periodo eccezionale (le quotazioni si sono moltiplicate fino a sette volte i livelli iniziali) anche grazie alla crisi economica, ma appunto già da più di un anno stiamo assistendo ad un deciso e drastico trend al ribasso: proprio queste tendenze sembra che stiano abbattendo le barriere psicologiche dei produttori e degli operatori verso un ritorno all'hedging, cosa che però come detto si rivelerebbe deleteria.

Secondo le stime di Bloomberg è di ben 10 miliardi di dollari l'impatto di questo periodo di discesa delle quotazioni dell'oro sugli utili del settore: le società produttrici cominciano ad avere grossissimi problemi di bilancio, visto che comunque i costi di produzione sono ora in media di 1200 dollari l'oncia, appunto un livello di poco sotto l'attuale prezzo dell'oro sul mercato internazionale. Naturale allora appare il fatto che già qualcuno sia ricorso all'hedging, ad esempio i grandi produttori Petropavlosk e OceanaGold.

Il problema è che sembra potrebbe giungere un periodo di hedging strutturale e non solo "occasionale", per finanziare specifici progetti estrattivi: ciò darebbe allora ragione alle previsioni sul prezzo dell'oro più pessimistiche.