Da molti mesi, oramai, continuano a susseguirsi, in maniera incessante, delle voci allarmanti che annuncerebbero un prelievo forzoso, più o meno prossimo, sui conti correnti degli italiani. Alle numerose, nefaste, previsioni seguono puntualmente altrettante smentite. Che, tuttavia, non sono evidentemente sufficienti a quietare gli animi dei cittadini, già largamente provati da una crisi economica che sembra non trovare eguali, almeno nella memoria più recente.

L'ultima, ennesima, smentita risale appena alla scorsa settimana, quando il ministero dell'Economia risponde all'ipotesi avanzata da un quotidiano e subito circolata sui social media, affermando quanto siano ''destituite di ogni fondamento le ipotesi riportate su alcune testate giornalistiche relative a prelievi su conti correnti e depositi bancari''. Ipotesi ancora rilanciata dal direttore del quotidiano "Libero", Maurizio Belpietro, che scrive: ''Quando il Paese sarà cotto al puntino da essere servito in tavola, ecco arrivare la madre di tutte le soluzioni, ovvero l'arma letale per il ceto medio, vale a dire il prelievo forzoso sui conti correnti''.

Quello che spaventa è il fatto che il Governo non si mostra concretamente intenzionato a tagliare gli sprechi di denaro della Pubblica Amministrazione, né a vendere, come afferma lo stesso Belpietro, "il patrimonio dello Stato che non viene utilizzato come caserme e edifici pubblici che non servono più". Nel contempo, in un simile scenario, la Bce non può fare da garante, di conseguenza si fa presto a credere che a pagare il conto potrebbero essere i cittadini con i loro risparmi.

In tal senso, del resto, è stato raggiunto l'accordo, all'ultimo vertice Ecofin, sui "fallimenti ordinati" dalle banche; accordo che stabilisce che, in caso di necessità, i primi a pagare saranno gli azionisti, seguiti dagli obbligazionisti e dai correntisti (al di sopra del 100 mila euro). Soltanto dopo, probabilmente, gli stati. E nel frattempo le grosse somme hanno già iniziato a spostarsi nei paesi extracomunitari.