L'Istat ha reso noti i dati sulla pressione fiscale nel primo trimestre del 2013. I conti degli italiani non godono di privilegi in tempi di crisi e i numeri sono da capogiro. Un 39,2% che spaventa soprattutto se si pensa che è il rilevamento più alto da quando è iniziato il controllo sul trimestre nel 1999.

E le cattive notizie non finiscono qui. Il primo trimestre dell'anno infatti è da sempre considerato il più leggero per quanto riguarda la pressione fiscale, che è in genere destinata a crescere fino ad arrivare al picco del quarto trimestre. Ci attende dunque un inverno rigido e non solo dal punto di vista della temperatura.

Leggendo questi dati ci si aspetta che almeno le casse statali abbiano tratto beneficio dall'aumento della pressione fiscale, ma non è così. I conti delle Pubbliche Amministrazioni sono sempre più in rosso e il debito accumulato sale a un pari di 7,3% del Prodotto Interno Lordo (contro il 6,6% dello scorso anno). Com'è possibile? Semplice, le entrate sono rimaste sostanzialmente invariate, mentre le uscite sono aumentate dell'1,3%. In parole povere si parla di un negativo di 9.601 milioni di euro.

Il primo ministro Enrico Letta, dopo il vertice a Palazzo Chigi in mattinata ha preso l'impegno: "Pagheremo i debiti delle pubbliche amministrazioni". Più cauto però il parere del ministro dello sviluppo Flavio Zanonato che ha mitigato la dichiarazione del premier: "Mi piacerebbe ma non so se si può fare, non è cattiva volontà".

Servono soldi, è sempre questo il punto. E dove si prendono? La partita si gioca sempre su abolizione dell'Imu e aumento dell'Iva. Quanto i malumori dell'opinione pubblica (che si traducono in voti) influenzeranno le iniziative del governo?