Le quotazioni dell'oro, ovvero il prezzo del metallo giallo nel mercato internazionale (ad oggi circa 31 euro al grammo, 1293 dollari all'oncia), si sono drasticamente ridotte nell'ultimo anno e mezzo, dopo il grande rialzo che il bene rifugio aveva segnato negli anni precedenti: tuttavia la domanda rimane alta per diversi motivi, tra cui la domanda di oro proveniente dalla Cina che tiene su le quotazioni; quotazioni che probabilmente non scenderanno ancora, almeno non di molto (come abbiamo affermato anche in Quotazioni oro in discesa: previsioni sul prezzo) nonostante le mire europee e statunitensi sulle riserve auree di Cipro, forse usate per ripagare il debito che lo Stato ha nei confronti del Fmi e dell'UE.

La domanda di oro della Cina

Il gigante asiatico è tra le principali potenze finanziarie al mondo: oltre a detenere grandissima parte del debito Usa ed a perseguire politiche monetarie decisamente aggressive, è attivissima sul mercato dell'oro: chi segue le vicende del trading sul metallo giallo sa già da tempo che la Cina sta acquistando tantissimo, tanto da influenzare grandemente le quotazioni dell'oro ed a tenerle su nonostante i crolli (pilotati dalle grandi banche d'affari?) dell' ultimo anno.

La domanda di oro da parte della Cina è stata così alta nella prima metà di questo 2013 che sono state consegnate agli acquirenti cinesi quantità di oro fisico pari al doppio della sua produzione annuale e poco meno dell'intero ammontare delle sue riserve auree del 2012: quantità spaventose che ben rendono l'idea di quale strategia stiano perseguendo a Pechino, con quali intenti e per quali motivi.

Cipro dovrà vendere il suo oro?

Il crack finanziario cipriota di questo inverno è stato un evento che ha portato la grossa novità, nel sistema bancario europeo, dell'introduzione della possibilità di prelievi forzosi dai conti bancari dei risparmiatori e investitori in caso urgano salvataggi bancari. Ma non solo: si prospetta che la vendita dell'oro possa diventare per Cipro (quasi) un obbligo per sanare il suo debito; si tratterebbe di un importante precedente per tutta l'Eurozona ed una esplicita ammissione, diciamo così, delle mire di Bruxelles (leggasi: banche europee e BCE) e di Washington sulle riserve auree dei Paesi in crisi, tra cui anche l'Italia che ne ha di consistenti.

Per ora Cipro resiste alle pressioni congiunte del Fondo Monetario Internazionale e dell'UE, studiando altre opzioni per il risanamento del debito: resta però il fatto che le autorità politico-finanziarie internazionali ritengono, o vogliono far ritenere, che lo Stato cipriota avrebbe dovuto vendere il suo oro tempo addietro.

Il fatto è che se Cipro cedesse, o fosse costretto a cedere, e quindi vendesse il suo oro, potrebbe scatenarsi una reazione a catena che spingerebbe altri Stati in crisi a fare altrettanto, causando conseguenze potenzialmente disastrose oltre al crollo delle quotazioni dell'oro, che comunque dovrebbe essere venduto in buona parte proprio a Bce o Fmi per evitare ancor più disastrosi effetti sui mercati (vige infatti il Washington Agreement del 2009, un accordo che impedisce per ora la vendita di oro, da parte delle banche centrali dei vari Stati, al di fuori di programmi concertati di vendite).