Come ci si sente ad essere spiati dall'Agenzia delle Entrate? I contribuenti italiani da qualche tempo lo sanno bene, vista l'introduzione del cosiddetto redditometro. Ora anche i politici italiani capiranno cosa vuol dire, perché dal 28 luglio anche noi potremmo curiosare un po' sui loro conti e scoprire quanto guadagna un ministro della Repubblica Italiana.

Proprio così, perché, in onore della tanto decantata politica della "trasparenza totale", tutti i ministri del governo Letta dovranno pubblicare online i propri redditi. La data di scadenza fissata è il 28 luglio; ancora venti giorni quindi per conoscere redditi, situazione patrimoniale, titolarità di imprese o partecipazioni azionarie dei nostri cari ministri e anche di coniugi, figli, fratelli e genitori.

Una "wikileaks legale" dicono nei Palazzi, che ha come "padre" l'ex primo ministro Mario Monti e l'ex ministro della Pubblica Amministrazione Patroni Griffi. Lo scopo dell'operazione è quello di rendere il più trasparente possibile ogni passaggio di denaro pubblico al fine di combattere sprechi, corruzione e conflitti d'interesse che dilagano nel nostro paese.

Pochi finora i politici che hanno già risolto la formalità, molti di più quelli che si ridurranno all'ultimo, nonostante le continue sollecitazioni di Palazzo Chigi. Forse però alla fine scioglieranno le proprie riserve, visto che, in caso di mancata pubblicazione, sono previste multe da 500 a 10.000 euro.

Le reazioni della "casta" sono diverse a seconda dei casi: c'è chi esprime il proprio dissenso e il disagio a rivelare dati sensibili del proprio patrimonio e chi invece compie il dovere con serenità e spensieratezza. Forse qualcuno ha la coscienza sporca?