Gli italiani, si dice da sempre, sono un popolo di risparmiatori: sulle liquidità mantenute da famiglie e imprese nei conti correnti e nei conti deposito, ma anche in prodotti simili come libretti di risparmio o buoni fruttiferi, tanto si è detto e discusso pure in questi anni di crisi, che hanno visto però una ovvia erosione dei risparmi (per forza, mancano le entrate); un segnale ambivalente è però giunto in questi giorni, ovvero i risultati di uno studio di Unimpresa: il tesoretto composto dai risparmi di famiglie, imprese e intermediari finanziari è cresciuto di 100 miliardi nell'ultimo anno.

Perché sarebbe un segnale ambivalente? Beh, certamente è positivo che il totale del risparmio in banca sia cresciuto, su questo non ci sono dubbi: è uno dei pilastri sui quali si basa l'economia di una nazione, tanto più se questa è l'Italia; ma sta anche ad indicare che gli italiani spendono meno, senz'altro preoccupati per la difficilissima situazione economica: che si tratti di famiglie che consumano meno piuttosto che di imprese che non investono, il fatto che i depositi bancari siano aumentati in un periodo in cui le entrate e la produzione sembrano ferme sta ad indicare forti timori ed una economia stagnante.

Alcuni numeri di questa analisi di Unimpresa, che volutamente indichiamo nudi e crudi:

  • risparmi lasciati in banca dalle famiglie: +5% in un anno, cresciuti di quasi 45 miliardi (giugno 2013 - giugno 2013)
  • aumento complessivo delle riserve di imprese, famiglie e intermediari finanziari: 100 miliardi
  • crescita depositi bancari in un anno: +7,16%
  • propensione al risparmio certificata dall'Ista cresciuta di quasi l'1%
  • crescita depositi delle aziende: + 9,1%, equivalente ad un aumento di oltre 16 miliardi

Secondo i dati di Unimpresa tra i prodotti finanziari che maggiormente hanno beneficiato di questa situazione ci sono i conti deposito, veri protagonisti del risparmio gestito per consumatori ed imprese, cresciuti nel periodo analizzato (ripetiamo: giugno 2012 - giugno 2013) di oltre il 14%, per un aumento di 40,6 miliardi (totale depositi: quasi 322 miliardi di euro); invece le liquidità sui conti correnti sono salite da da 699,4 miliardi a 728 miliardi, ovvero un +4,09%.

Le riflessioni più adeguate ci paiono quelle di Paolo Longobardi, il presidente di Unimpresa: "E' proprio questa la logica con cui probabilmente le famiglie italiane hanno aumentato la quota delle proprie riserve: la paura di imprevedibili inasprimenti fiscali, o altre conseguenze cagionate dalla recessione (come la perdita del posto di lavoro) frena i consumi. Tuttavia, proprio le minori uscite rappresentano un ulteriore elemento che rallenta il ritorno alla crescita economica".