Lo stiamo ripetendo già da qualche mese che i tassi di interesse dei conti deposito sono diminuiti rispetto alle offerte che le banche mettevano a disposizione fino a tutto il 2012: se rendimenti del 4% lordo annuo erano la normalità quando la crisi dell'euro e quella dello spread Btp-Bund erano al loro apice, ora che le prospettive finanziarie europee e italiane sono meno cupe si è già scesi a circa il 3% e le stesse banche fanno anche meno pubblicità.

Perché questo? Perché il conto deposito, che rimane comunque un prodotto per il risparmio gestito tra i migliori ed i meno rischiosi, sta perdendo appeal? I motivi sono diversi ma il principale è senz'altro appunto l'allentamento della crisi finanziaria: la normalizzazione della questione spread e la fine delle estreme pressioni sull'euro, le politiche monetarie espansive della BCE e delle varie banche centrali nazionali, nonché il diminuire delle prospettive di fallimenti, hanno ridotto l'esigenza delle banche di accumulare liquidità facendo sì che appunto le offerte di conti deposito siano proposte a condizioni meno allettanti per la clientela; clientela che è anche tornata a investire in Borsa o in altri strumenti più rischiosi e più redditizi dato il miglioramento della situazione.

Dunque meno incertezza finanziaria vuol dire conti depositi meno redditizi, più propensione al rischio vuol dire che gli investimenti si spostano dagli strumenti più sicuri a quelli più profittevoli, ma i conti deposito rimangono comunque un prodotto che i risparmiatori, più che gli investitori, non possono certamente dimenticare: i tassi di interesse sono comunque di gran lunga superiori a quelli dei conti correnti e tali da garantire non solo protezione dalla perdita di valore causata dall'inflazione, ma anche un rendimento positivo; senza poi scordarsi che a differenza di altre tipologie di investimento con un conto deposito è praticamente impossibile perdere anche solo una parte del proprio denaro.

Infine, ricordiamo che i conti deposito hanno spese molto contenute in quanto la loro gestione presso la banca di riferimento è totalmente gratuita e gli unici costi sono quelli fiscali: dell'aspetto fiscale c'è da dire però che si nota una certa ambivalenza negli ultimi anni da parte delle autorità politiche (dipende ovviamente da chi governa in un dato momento e da quali esigenze è guidata l'azione), visto che se nel 2011 si è ridotta dal 27% al 20% la tassazione sugli interessi, nel 2012 l'imposta di bollo è stata aumentata dallo 0,10% allo 0,15% delle somme depositate.