Banca Marche è in gestione controllata da parte della Banca d'Italia a causa di una perdita di circa 800 milioni avvenuta nel periodo 2011-prima metà del 2013 e, come abbiamo indicato alcuni giorni fa nell'articolo Banca Marche, la situazione aggiornata, il piano di risanamento voluto da Via Nazionale procede a rilento; ora il quotidiano Il Messaggero rende noti quali sono i documenti che stanno a fondamento delle indagini (un verbale di Bankitalia e dei memorandum di due consiglieri) e fa una ricostruzione delle vicende che hanno portato al commissariamento di Banca Marche (commissariamento in realtà non è il termine preciso in quanto la "gestione controllata" è qualcosa di provvisorio).

Da quello che si evince dalla documentazione analizzata da Il Messaggero, ma anche dalle normali informazioni fin'ora diffuse sulla vicenda e da quanto si apprende in merito alle indagini, sembra che in Banca Marche vi fosse un sistema di controlli sul credito non proprio ferreo e che una parte della precedente dirigenza (prima del cambio imposto da Bankitalia e dalla situazione) prendesse decisioni senza troppo stare ad ascoltare altre voci.

La Banca d'Italia ha iniziato gli accertamenti su Banca Marche a giugno, rilevando delle importanti lacune nella gestione del credito, una gestione poco accorta del portafoglio prestiti fortemente concentrato nel settore immobiliare e delle decisioni non prudenti da parte del Cda. In seguito a questi primi accertamenti ed al verbale conseguente che chiede un aumento di capitale, in Banca Marche si cambia presidente (arriva Rainer Masera): ecco allora che due consiglieri nel Cda di Banca Marche, ovvero Giuseppe Grassano e Francesco Cesarini, nel mese di luglio scrivono a Bankitalia una sorta di "sfogo", una informativa sulla situazione dell'istituto e sul loro operato.

Grassano accusa di inidoneità alcuni organi di controllo, di preponderanza della direzione generale nelle riunioni di Cda e Comitato esecutivo, di dossier fatti conoscere solo all'ultimo istante, di altri problemi relativi proprio ai rapporti interni a Banca Marche che hanno portato a scelte a quanto pare non adeguate; il consigliere, nel documento inviato a Bankitalia e di cui Il Messaggero informa, afferma anche di essersi impegnato a imporre chiarezza all'interno, senza però riuscirci: "Io, insieme a Cesarini, sebbene in una situazione che ci ha visto troppe volte in minoranza, ho cercato di dare contributi utili a creare le condizioni per un miglioramento della complessiva gestione della Banca".

Sulla stessa scia anche Cesarini, che scrivendo a Bankitalia conferma il clima generale che c'era in Banca Marche, ma aggiunge qualcosa di più pesante in merito alla gestione del rischio, che in caso di conferme sarebbe davvero un grave problema: il consigliere infatti avrebbe affermato che gli fu risposto, in merito alle sue perplessità e alla richiesta di maggiori accantonamenti, che "gli accantonamenti in bilancio fossero eccessivi, volti a pregiudicare inopportunamente la redditività e la posizione di mercato della Banca e addirittura preordinati a favorire la perdita dell'autonomia o la sua cessione".

Il Messaggero aggiunge che ci sono anche delle accuse mosse da un consulente che è stato però escluso da Banca Marche, accuse molto pesanti che vanno però prima di tutto verificate dagli inquirenti, dunque giustamente ancora non riportabili.