Un conto corrente bancario low cost, per certi versi rivoluzionario, per chi effettua ai fini della gestione del denaro solo le operazioni standard. Stiamo parlando del conto di base che a conti fatti in Italia, almeno fino ad oggi, non è mai decollato.

Non a caso l'ultima indagine dell'Antitrust ha rilevato che solo l'1% dei correntisti ha il conto di base i cui costi annui, comunque, rimangono ancora troppo alti. Ad affermarlo è l'Associazione Altroconsumo nel sottolineare come i rilievi dell'Antitrust confermino quelle che sono state le indagini sul campo effettuate in passato. In pratica le banche, davanti alle richieste di apertura di un conto corrente, ad esempio, da parte di un lavoratore precario, non propongono il conto corrente di base che deve esserci per legge nel ventaglio dei prodotti stipulabili, ma uno dei "conti correnti della casa".

La conferma sui costi ancora eccessivi arriva proprio dal fatto che in un caso su tre, in accordo con quanto rilevato dall'Antitrust, ci sono banche che hanno dei conti correnti "griffati" con costi di gestione annui che sono più bassi rispetto al conto corrente di base.

Sebbene l'Associazione Bancaria Italiana (ABI) la pensi diversamente, secondo l'Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ci sono ampi spazi per una riduzione media dei costi annui dei conti correnti a carico della clientela, fino a 180 euro.

La tendenza in merito potrebbe essere agevolata riducendo i tempi di chiusura dei conti correnti, quando si decide di cambiare banca, ed alleggerendo i legami, che ancora sussistono, tra l'apertura di conti correnti e la stipula di altri prodotti e servizi bancari come le polizze assicurative, i mutui ed i prodotti di investimento.