L'indagine 2013 dell'Antitrust ha evidenziato notevoli aumenti dei costi dei conti correnti che hanno messo fine alla tendenza di ribasso che si stava consolidano nelle annate precedenti.

Oggi in media la spesa per un conto corrente è di 87 euro annui ed arriva anche a 119 per coloro che hanno alta operatività; in realtà queste cifre sono solo indicative poiché nella realtà dei fatti i costi possono essere molto superiori visto che l'Isc (indicatore sintetico di costo), utilizzato per questi studi, tiene conto solo di certe operazioni e non degli scoperti.

I più colpiti dal rincaro sono stati i pensionati con un +9%, seguiti dalle famiglie +8% ed infine dai giovani con il +3%.

Analizzando i dati 2011-2012 emerge un altro dato preoccupante: la scarsa informazione infatti ha fatto sì che, nonostante gli aumenti, solo un italiano su dieci abbia cambiato banca per cercare un risparmio.

Analizzando le offerte di numerose banche si nota che il costo dei conti correnti è aumentato maggiormente proprio dove non ce lo si aspetterebbe; infatti sono le banche locali del credito cooperativo ad aver avuto dei rincari maggiori rispetto alle grandi banche e a quelle popolari.

Per una famiglia con bassa operatività le spese di conto corrente sono infatti aumentate del 20% nelle banche locali contro "solo" il 3% delle le popolari e il 5% delle grandi banche.

Molto significative le parole del presidente dell'Autorità garante della concorrenza Giovanni Pitruzzella che pongono in evidenza come in realtà ci siano spazi per ridurre i costi dei conti correnti anche fino a 180 euro annui, ma non siano sfruttati dai risparmiatori in quanto privi di informazioni adeguate.