Gli ultimi aggiornamenti sulle quotazioni dell'oro nei mercati finanziari indicano un movimento al rialzo nelle ultime due settimane, frutto della crisi in Siria che, sommata agli altri fattori che abbiamo indicato nell'articolo Quotazioni oro al massimo da due mesi, sta portando il prezzo del bene rifugio per eccellenza più in alto rispetto a ciò che era stato indicato poco tempo fa. Dunque si conferma, purtroppo a causa di eventi tragici come quelli in Medio Oriente (ricordiamo che anche l'Egitto è in subbuglio), che le previsioni sul prezzo dell'oro per il breve-medio termine indicano una crescita sensibile rispetto ai livelli minimi delle quotazioni toccati in primavera.

Infatti durante la settimana 26-30 agosto le quotazioni dell'oro hanno toccato addirittura i 1433 dollari all'oncia: rispetto ai 1370 circa delle settimane immediatamente precedenti è un'impennata considerevole e in buonissima parte dovuta appunto alle tensioni in Siria ed in Egitto. Poi si è avuta una fisiologica discesa, normale assestamento in periodi di rally così forti: la chiusura della settimana di contrattazioni ha fatto segnare un prezzo dell'oro intorno ai 1409 dollari l'oncia, sia per la consegna immediata che per i futures con consegna a dicembre.

Come detto i venti di guerra in Siria e le tensioni in Egitto sono elementi che portano in alto, nel brevissimo periodo, i prezzi di beni rifugio come l'oro, che si avvantaggiano sempre di scombussolamenti che intervengono a destabilizzare i mercati finanziari: dunque l'evolversi delle situazioni mediorientali resta un fattore chiave da considerare.

Ovviamente però, per delle previsioni sulle quotazioni dell'oro che abbiano un orizzonte di medio termine, occorre avere un quadro della situazione economico-finanziaria internazionale di ampio respiro, che riteniamo debba ora essere basato su questi elementi, tutti chiaramente legati tra loro:

  • come sempre, le azioni di politica monetaria della Federal Reserve, la banca centrale americana: sembra che il tapering, cioè il ventilato rallentamento del quantitative easing (acquisto di titoli di Stato per immettere liquidità sui mercati, il cui accenno di stop aveva momentaneamente destabilizzato i mercati per alcune settimane portando anche ad un rialzo dell'oro) non ci sarà sia per motivi interni all'economia statunitense che esterni legati alla situazione mondiale; se fino a poco tempo fa questo avrebbe portato ad un raffreddamento dell'interesse per il bene rifugio in quanto segno di ritorno alla normalità, ora invece è stato sovvertito tutto: il fatto che la Fed continuerà a sostenere l'economia con politiche espansive è visto come segno di nuove turbolenze in arrivo
  • lo stesso sentore di turbolenze future porta esso stesso a turbolenze immediate, come abbiamo visto nelle recenti sedute chiuse in perdita da parte di svariate Borse internazionali: continuando così la situazione, gli investitori si ri-orienteranno sui beni rifugio
  • venti di crisi arrivano dalle economie emergenti come India e Turchia (le cui monete sono crollate nel forex) ed altre ancora in Asia, cosa che potrebbe portare ad una recrudescenza della recessione mondiale
  • proprio a presagire ciò, i piccoli investitori occidentali ma anche quelli grandi in paesi come India e Cina stanno comprando sempre più oro fisico, fattore che se perdurante sosterrà i prezzi

Se situazioni simili portarono nel 2011 a rialzi delle quotazioni dell'oro fino ai 1900 dollari l'oncia, ora gli analisti sono tutti d'accordo nel prospettare, stando così le cose, che futuri rialzi siano l'orizzonte decisamente più probabile; citiamo in particolare Albert Edwards di Société Generale, che addirittura potremmo definire catastrofista: "Ritengo che l'attuale turbolenza sui mercati emergenti porterà a una nuova recessione globale, con onde di deflazione che dall'Asia giungeranno in Occidente; il quantitative easing verrà aumentato esponenzialmente e non sarà possibile contenere l'inflazione" portando addirittura ai 10.000 dollari l'oncia il prezzo dell'oro.