La Suprema Corte dichiara illegittimo il Redditometro, ancora dubbi quindi da parte della Cassazione sullo strumento considerato anti evasione dall'Agenzia delle Entrate.

Ricordiamo che lo scopo dello strumento è quello di accertare la congruità delle spese effettuate dal cittadino e il reddito che questo dichiara in sede di dichiarazione dei redditi, l'accertamento scatta quando il gap tra spese sostenute e reddito è superiore al 20%.

La Corte di Cassazione con la sentenza numero 21984, emessa pochi giorni fa, ha stabilito che è illegittimo l'accertamento sintetico effettuato sull'alto tenore di vita del contribuente, chiamato dunque al contradittorio, se questo dimostra che le spese sono frutto di una vita di risparmi e di sacrifici lavorativi, che hanno permesso di accumulare denaro sui propri conti correnti e depositi per vivere al meglio "la vecchiaia".

La Cassazione ha accolto dunque il ricorso di una coppia sposata, che era stata sottoposta a scrupolosi accertamenti Irpef per l'alto tenore di vita che al momento non corrispondeva al reddito dichiarato. Marito e moglie in sede di contraddittorio avevano dimostrato, avendo tutta la documentazione necessaria, che quel tenore di vita oggi, era assolutamente legittimo avendo accumulato e accantonato in risparmi e quindi una buona ricchezza negli anni lavorativi.

L'Agenzia delle Entrate non ha però tenuto conto dei riscontri oggettivi, così la coppia, certa di essere nel giusto, ha deciso di fare ricorso, inizialmente la commissione tributaria regionale aveva confermato l'atto imposto dalla Commissione tributaria di Napoli, ma poi la Cassazione ha completamente ribaltato la sentenza.

Il Redditometro è dunque stato considerato illegittimo e la coppia si è vista dare ragione:

"Non può negarsi, infatti, che il giudice di merito, a fronte della documentazione fornita dai contribuenti, analiticamente indicata nel ricorso in ossequio al principio di autosufficienza, dalla quale, in tesi, sarebbe derivata la prova che il maggior reddito accertato per l'anno 1992 sulla base di indici di capacità contributiva rilevati dall'Ufficio (come il possesso di autovetture e abitazioni) era giustificato dalla disponibilità di capitale accumulato in anni precedenti, si è limitato a negare la produzione di qualsiasi idonea prova contraria, senza supportare tale apodittica statuizione con sufficienti argomentazioni".