Gli italiani spendono di meno e risparmiano di più: questo sono i dati che emergono dall'ultimo Osservatorio sui risparmi delle famiglie redatto da Gfk Eurisko e Prometeia a giugno 2013.


La quota di reddito che ciascuna famiglia, mensilmente, decide di sottrarre ai propri consumi è risalita fino al 9% (9,1% per l'esattezza), toccando gli stessi livelli del 2010: gli italiani risparmiano più per paura di ciò che il futuro economico potrà riservare loro, più che per un effettivo aumento delle proprie disponibilità.


Insomma, in pratica, abbiamo deciso di stringere di più la cinghia e di diventare sempre più formichine: il guaio è che questa tendenza è monitorata costantemente anche dal Fisco italiano e dal nostro Governo e, puntualmente, stiamo assistendo ad un "particolare interesse fiscale" verso le quote risparmio.


Ecco perchè, dal 2011, i vari governi affidati a Silvio Berlusconi, Mario Monti ed, ora, ad Enrico Letta hanno preferito attingere alla ricchezza degli italiani attraverso la famosa "patrimoniale" anzichè tagliare la spesa pubblica.


L'imposta di bollo sulle rendite finanziarie, infatti, sta salendo silenziosamente e minacciosamente, erodendo i risparmi degli italiani. La mini-patrimoniale, introdotta nel 2012 da Monti con aliquota pari allo 0,10%, è già salita quest'anno allo 0,15%, ma la nuova legge di stabilità alzerà ulteriormente l'aliquota allo 0,2%, a partire dal prossimo 2014.

E non verranno nemmeno risparmiati gli investimenti detenuti dagli italiani all'estero, perchè anche l'Ivafe passerà, sempre dal prossimo anno, dallo 0,15 allo 0,20%.


Quindi, meno consumi ma anche meno risparmi, visto che lo Stato continua nella sua politica di prelievo sul "piccolo tesoretto" che gli italiani stanno cercando, con sforzi e sacrifici, di ricostruire: in pratica, si calcola che l'aumento dell'imposta di bollo porterà nelle casse dello Stato italiano, ulteriori entrate pari a 940 milioni di euro.