Decisione un po' a sorpresa quella del board della BCE: l'istituto diretto da Mario Draghi taglia il costo del denaro e lo porta allo 0,25%, un valore fino a pochi anni fa quasi impensabile e che è il nuovo minimo storico. Vediamo allora cosa può accadere per quel che riguarda i rendimenti dei conti deposito.

La Banca Centrale Europea dunque non esprime di certo positività nei confronti dell'economia continentale e confermando la politica dei bassi tassi annunciata esplicitamente con un discorso storico di alcuni mesi addietro (mai prima d'ora venne detto chiaro e tondo che per molto tempo si sarebbero seguite politiche economiche espansive), quando ci fu il precedente taglio del costo del denaro dallo 0,75% allo 0,50% in vigore fino a poche ore fa, porta scompiglio negli ambienti finanziari internazionali.

I tassi di interesse dei conti deposito non sono legati in maniera diretta al cosidetto "tasso di rifinanziamento delle operazioni principali", appunto il costo del denaro o tasso BCE, ma in ogni caso una influenza indiretta sussiste e va considerata (invece è molto più forte il legame coi tassi di interesse dei mutui, come potete leggere nell'articolo Taglio costo del denaro, effetti sui mutui) .

Infatti i rendimenti dei conti deposito sono soggetti a rialzi quando le banche fanno più fatica a raccogliere liquidità "dall'alto", ovvero direttamente dalla Banca Centrale Europea, cosa che che accade quando ad esempio il costo del denaro è a livelli più elevati (ora siamo proprio ai minimi) e che le spinge appunto a proporre alla clientela retail dei prodotti per il risparmio gestito a remunerazione maggiore, come appunto accadeva fino allo scorso anno quando i conti deposito avevano interessi fin'anche il 4% annuo.

Ma da quando la BCE ha imboccato con forza la via delle politiche monetarie espansive, ovvero del costo del denaro bassissimo per immettere più liquidità nel settore bancario europeo (sia per preservarlo dalla crisi, sia per cercare di stimolare l'asfittica economia continentale), le banche si stanno avvantaggiando della situazione e dunque non hanno più la necessità di raccogliere liquidità "ingolosendo" i risparmiatori.

Come potete leggere ad esempio in Aggiornamento conti deposito, novembre, ora i rendimenti sono nettamente inferiori che quelli proposti ai tempi più cupi della crisi dell'euro: col nuovo taglio del costo del denaro si prevede dunque che rimarranno a questi livelli o forse anche qualcosa meno.