L'accordo tra Italia e Svizzera, non ancora raggiunto, non prevederà alcuna forma di anonimato degli evasori che riporteranno i capitali detenuti nelle banche elvetiche in conti correnti, conti deposito o fondi e investimenti vari, e non sarà un'amnistia o un condono fiscale in quanto chi si ravvede pagherà per intero le tasse che non ha pagato prima: così sottolinea il ministro Saccomanni, il quale aggiunge che ci sarà però una riduzione delle penali attualmente previste.

Si sta parlando molto in questi giorni del rientro dei capitali all'estero, o meglio dei capitali detenuti all'estero non dichiarati al Fisco italiano: i provvedimenti sono pronti e come detto, seppur non sarà un'amnistia fiscale, le sanzioni per chi si ravvede non saranno pesantissime (cfr l'articolo Rientro capitali all'estero, sanzioni ).

L'accordo Italia-Svizzera è parte del più ampio progetto di rientro dei capitali all'estero non dichiarati al Fisco italiano, un accordo che richiede particolare attenzione e trattative ad hoc data la situazione del sistema elvetico e dei suoi rapporti con l'Italia, anche per la questione dei lavoratori frontalieri.

Saccomanni ha parlato a margine dell'incontro che ha avuto con Eveline Widner-Schlumpf, la sua omologa elvetica con la quale ha discusso dell'importante tematica in vista della visita di Giorgio Napolitano in Svizzera previsto a maggio e durante il quale si prevede la chiusura dell'accordo.

Il ministro dell'Economia sottolinea come i colloqui abbiano sancito passi avanti nella definizione dell'accordo Italia-Svizzera e che gli evasori hanno i giorni contati: "Chi ha capitali in Svizzera deve capire che si sta chiudendo il cerchio, erano in una situazione per cui a livello internazionale c'erano Paesi che garantivano l'anonimato, ora i giorni per gli evasori che non mettono in ordine i conti con il proprio Paese sono numerati".