Aumentano e rinvigoriscono le proteste per quello che è stato definito "il bluff dei Buoni Fruttiferi Postali", che sono tra i prodotti d'investimento più preferiti dai risparmiatori italiani. La vicenda è nota da mesi. Ricordiamo quali sono i motivi che spingono i risparmiatori alla protesta che prolifera in questi giorni.

Ai fini del calcolo per la liquidazione del buono, viene applicata dallePoste non la tabella riportata sul buono, ma ciò che viene riportato da un decreto ministeriale del 13 giugno 1986 che stabilisce tassi di interesse decisamente inferiori a quelli indicati, all'atto della sottoscrizione, sul retro del buono stesso. Tassi ritenuti applicabili anche a serie di buoni emessi prima della entrata in vigore della legge.

La Suprema Corte di Cassazione e l'Arbitro Bancario Finanziario si sono pronunciati in merito, riconoscendo la prevalenza delle condizioni di conteggio riportate sul buono e la non applicabilità del decreto. Nonostante tali pronunciamenti, Poste Italiane sembra stia rimborsando almeno il 20% in meno delle somme dovute, ritenendo che le condizioni riportate nella parte posteriore del buono siano superate da quelle del decreto ministeriale.

Molti lamentanoaspettative disattese. Difatti chi era convinto di ritirare, alla scadenza del buono, il capitale incrementato dagli interessi indicati sulla tabella posta sul retro, ha avuto infatti l'amara sorpresa. Spesso i possessori di tali buoni non sono neanche a conoscenza dell'iniquità delle somme ricevute e quando se ne accorgono, ormai è troppo tardi.

La questione è poco chiara e la normativa non aiuta. Molti si chiedono di quali buoni si stia parlando, se di buoni specifici o di tutti e come, eventualmente, difendersi dai possibili errati importi. A questi dubbi risponde lo staff dell'ufficio legale dell'Associazione Codici (Centro per i diritti dei cittadini), "Finora sono moltissimi i cittadini che si sono rivolti all'Associazione - commenta Davide Zanon, Coordinatore Regione Lombardia - Da parte nostra continuiamo la battaglia e consigliamo a tutti gli utenti di non accettare la proposta che viene fatta da Poste Italiane e di pretendere l'intera somma. L'Associazione si sta attivando a sostegno dei cittadini per ottenere il pagamento dell'intera somma dovuta". E' necessario analizzare la situazione di ogni buono. Si deve prestare attenzione all'anno di emissione, alla serie, alla presenza o meno del timbro di convalida e di certificazione.

Con Poste Italiane, l'associazione Codici ha attivato un rapporto per la risoluzione bonaria dei casi segnalati, disponibile a chiarire dubbi e perplessità sulle svariate situazioni.