Quasi tutte le banche, a partire dalle prossime settimane, aderiranno al progetto di aumentare la Civ, la Commissione d'istruttoria veloce. La modifica dei parametri trova una giustificazione negli aumenti dei costi operativi e gestionali interni e a farne le spese saranno, com'è naturale, i correntisti.

Tale aumento si ripercuoterà, sulle tasche degli italiani, mediante una tassa che verrà applicata tutte le volte che il conto corrente andrà in rosso per una cifra che superi i 500 euro, anche se soltanto per un giorno. La stessa tassa sarà attiva anche per gli scoperti che ammontino a cifre inferiori ai suddetti 500 euro, qualora lo scoperto prosegua per una durata di almeno 7 giorni. La tassa in questione, che è stata quantificata in 50 euro, rimarrà di importo invariato anche qualora il conto corrente vada in rosso per cifre pari a migliaia di euro. Il conto corrente in rosso costerà, dunque, all'utente un interesse del 10% in 24 ore.

Tale disposizione viene considerata non come un guadagno per le banche ma semplicemente come un recupero dei costi. Secondo quanto sostenuto dall'Abi, inoltre, è stata pensata per incidere il meno possibile sulle famiglie, dato che non comporterà alcun costo aggiuntivo per gli scoperti quantificati in cifre inferiori ai 500 euro oppure per una durata che sia inferiore ai 7 giorni.

Il primo istituto che aderirà alla disposizione è Cariparma, il quale modificherà i propri parametri già a partire dall'1 febbraio. L'unica banca che, al contrario, ha dichiarato di non avere l'intenzione di aderire al provvedimento è Intesa Sanpaolo. Quest'ultima, infatti, farà si che la Civ corrisponda semplicemente agli interessi, che tradotto in cifre significa un esborso di 30 centesimi di euro per uno scoperto che superi i 500 euro per un giorno, 3,05 euro per 10 giorni di scoperto, 61 centesimi per gli scoperti superiori ai 1.000 euro per un giorno e 6,08 euro per più di 10 giorni in rosso oltre i 1.000 euro.