Il Consiglio dei Ministri di venerdì 24 gennaio discuterà anche del decreto per incentivare l'emersione dei capitali detenuti illegalmente all'estero, cioè non dichiarati al Fisco italiano: come già abbiamo informato nell'articolo Accordo Italia-Svizzera relativo proprio alla prossima firma tra i due Paesi di un protocollo specifico, le misure per il rientro dei capitali finanziari non si potranno considerare come un condono, un'amnistia fiscale, anche se le sanzioni saranno meno severe che in passato.

Che il segreto bancario sia sempre più messo sotto attacco da parte delle autorità fiscali dei vari Paesi è noto da tempo e gli accordi sugli scambi di informazione su conti correnti, conti deposito, sulle liquidità di cittadini stranieri detenute in banche estere cominciano a diventare numerosi. Nel frattempo però non mancano le misure di incentivo al ravvedimento spontaneo da parte di risparmiatori e investitori che non dichiarano al Fisco del proprio Stato quanto hanno in istituti di credito stranieri.

Il governo Letta è quindi pronto a mettere in campo queste nuove misure per il rientro dei capitali detenuti all'estero, discutendone oggi 24 gennaio nella riunione a cui parteciperà anche il ministro Saccomanni, di ritorno dal forum economico di Davos dove ha anche discusso con la Svizzera in merito all'accordo bilaterale.

Rientro capitali all'estero, quali sanzioni

Le nuove norme che il governo Letta vuole varare non prevedono che chi riporta volontariamente in Italia dei capitali che ha depositati in banche estere senza averli dichiarati al Fisco italiano venga punito per omessa o infedele dichiarazione, che attualmente è sanzionata con la reclusione da 1 a 3 anni; per reati più gravi come la frode fiscale ci sarebbe il dimezzamento della pena da 9 mesi a 3 anni.

Le sanzioni economiche sono già state ridotte in precedenza dalla stessa UE che ha eliminato la confisca e ridotto la sanzione dal 6% al 30% delle somme non dichiarate per i Paesi black list e dal 3% al 15% per i Paesi white list: il decreto del governo Letta farebbe un ulteriore sconto del 50% se i capitali venissero riportati in Italia o in altri Stati UE.

La procedura di collaborazione volontaria si potrà effettuare fino a circa la metà del 2015: chi fa rientrare i capitali tenuti illegalmente all'estero dovrà indicare alle autorità fiscali tutte le attività, gli invesimenti, i conti correnti o deposito e pagherà al 100% le tasse evase,

Dato che tali misure non saranno strutturate come amnistia o condono fiscale, non saranno accessibili a chi ha avuto accessi, ispezioni, verifiche o qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali, per violazioni di norme tributarie.

Il decreto inoltre introdurrà il reato di autoriciclaggio in relazione agli investimenti e agli utili realizzati con i capitali esportati.