Tra i prodotti bancari più diffusi tra gli italiani c'è sicuramente il conto corrente, amato per la sua versatilità e le molteplici operazioni che consente, dall'accredito dello stipendio alla domiciliazione delle bollette. Scegliere il migliore conto corrente, poi, non è affatto difficile, grazie ai numerosi portali di comparazione online che permettono di trovare il prodotto più adatto alle proprie esigenze.

Una volta confrontati i prodotti di ING Direct, Hello Bank e così via, si potrà scegliere in base alle proprie esigenze il conto corrente più adatto. Per risparmiare sui costi di gestione e delle singole operazioni, poi, si può optare per un conto corrente online.

Tuttavia, per quanto il conto corrente possa avere un canone vantaggioso, alcuni costi sono stabiliti dalla legge e non possono essere evitati. Un esempio è il recente provvedimento, entrato in vigore dal primo febbraio, che prevede l'applicazione di una tassa in entrata del 20% sui bonifici dall'estero che si ricevono sul proprio conto corrente.

Questo provvedimento rientra nella più vasta riforma che dovrebbe consentire all'amministrazione finanziaria di individuare i capitali che si trovano illecitamente all'estero, ma la sua applicazione rischia di gettare non poca confusione sull'attività bancaria.

Se da una parte, infatti, le ritenute d'ingresso sono sempre esistite, dall'altra il provvedimento introduce una novità di non poco conto: quando banca attraverso la quale avviene il trasferimento di denaro non ha informazioni sufficienti sui soldi provenienti dall'estero, questa dovrà applicare la tassa sull'intero importo accreditato in Italia.

Per le persone fisiche che hanno impresa o sono lavoratori anonimi, questa tassa non si applica perché si presuppone che il bonifico estero riguardi l'attività lavorativa dell'intestatario del conto: la banca dovrà semplicemente segnalare al Fisco l'operazione di bonifico. Ed è proprio qui che si verificano i primi problemi.

Molto spesso infatti, le banche si trovano ad avere a che fare con bonifici nella cui causale non sono riportate tutte le informazioni necessarie per capire se il bonifico in questione deve essere solo segnalato al Fisco oppure se dovrà essere applicata al ritenuta fiscale del 20%.

Per venire incontro alla necessità dei clienti, che non sempre possono dimostrare in breve tempo che il bonifico non rappresenti un reddito tassabile, l'Agenzia delle Entrate ha stabilito che il cliente può attestare, tramite una certificazione in carta libera, che il denaro ricevuto non costituisce reddito di capitale.