La legge finanziaria del 2006, fra le centinaia di altre iniziative, stabiliva la costituzione di un fondo, presso il Ministero dell'economia e delle finanze, per indennizzare i risparmiatori che, investendo sul mercato finanziario, fossero rimasti vittime di frodi, subendo un ingiusto danno non recuperato in altro modo. Tale fondo sarebbe stato alimentato dall'importo dei conti correnti e dei rapporti bancari definiti come "dormienti" presso il sistema bancario o nel comparto assicurativo.

Con riferimento a pregresse normative, un deposito era da considerare "dormiente" quando fossero trascorsi dieci anni dall'ultima operazione compiuta dal titolare o da suo delegato,

Da allora, centinaia di milioni di euro sono usciti da banche ed assicurazioni per confluire, di fatto, nel bilancio statale, ferma restando la possibilità, per chi ne avesse diritto, di rivendicare, entro certi limiti temporali, le somme di cui si ritenesse legittimo destinatario. Prima di questa legge, le banche di fatto incameravano le somme non reclamate dopo un iter "interno" (cosiddetta gestione dei conti fermi) che durava fra i dieci ed i quindici anni.

Si trattava (e si tratta) quindi in massima parte di depositi costituiti da nonni, genitori e parenti anziani che, per qualche motivo, sfuggivano alla conoscenza degli eredi legittimi.

Chi avesse qualche dubbio, in proposito, può verificare l'esistenza di conti dormienti a nome di propri parenti (o dante causa per altre motivazioni) sul sito www.consap.it.

mentre sul sito del Ministero dell'Economia e Finanza e della CONSAP sono chiaramente descritte le procedure da seguire per riottenere le somme.

Detta così, sembrerebbe che l'unico a guadagnarci (sia pure sotto la forma dell'acquisizione di disponibilità da destinare ad un particolare scopo) sia lo Stato.

Se, però, approfondiamo quel che avviene prima del passaggio allo Stato, emerge chiaramente il vantaggio che ricevono le banche nelle more dei descritti dieci anni dall'ultima operazione, Si pensi, ad esempio, al diritto che le banche hanno, legittimamente, di modificare unilateralmente le condizioni del conto corrente (vedi in proposito quest'altro mio articolo) mediante una comunicazione inviata all'indirizzo noto: ma se il destinatario è morto o irreperibile, chi leggerà quella lettera?

Facile prevedere, come normalmente accade, che in periodi come quello che stiamo vivendo, il tasso creditore si azzeri del tutto, consentendo alla banca di gestire fondi acquisiti gratuitamente per operare finanziamenti a tassi di mercato. E certamente, se dovesse invertirsi il ciclo dei tassi, in assenza di richieste di adeguamento (che il morto non potrà presentare) quel tasso creditore a zero resterà…

Sia chiaro: la banca fa il suo mestiere nell'ambito delle previsioni di legge.

Il tema vero è se sia giusto mantenere validi dei criteri (come quello che individua i depositi dormienti) costruiti sulla base di termini di prescrizione ordinari, in presenza di un lucro che, nei fatti, penalizza chi non può difendersi (perché morto o perché non a conoscenza del suo diritto).

Alla fine è penalizzato anche lo stesso Stato, che deve attendere 10 anni per avere la disponibilità di somme utilizzabili per interessi pubblici (senza far riferimento alla mancata remunerazione ed all'erosione del capitale iniziale causata dall'inflazione).

Qualcosa sarebbe giusto fare.

Forse, riducendo a 5 anni il termine per individuare i depositi dormienti, si limiterebbero gli effetti distorsivi della vigente normativa e si attuerebbe un intervento eticamente condivisibile.