Qualche mese fa avete confrontato le migliori offerte di Mediolanum, di Fineco, di CheBanca! per trovare il conto deposito che vi garantisse i guadagni più alti. Avete fatto i conti considerando l'aliquota al 20% e poi, a sorpresa, ad aprile è arrivata la notizia che dal primo luglio l'aliquota sarà portata al 26%. Come investire adesso che rischiamo di perdere quanto accumulato finora?

Regola numero uno: non fatevi prendere dal panico. Decidere di rescindere dal contratto che avete firmato potrebbe costarvi più che accettare le nuove disposizioni fiscali. Nelle condizioni dei conti deposito di tutte le maggiori banche, da quelli di Ing Direct a quelli di Banca IFIS a molti altri, sono infatti molto chiare le regole in termini di ritiro delle somme versate, soprattutto se si è scelto un conto vincolato.

Il conto deposito vincolato prevede infatti che vengano sì concessi interessi netti maggiori agli intestatari, ma in cambio del "congelamento" del versamento per un certo numero di mesi, da 3 a 24 o anche di più. Più tempo le somme resteranno parcheggiate sul conto, più si guadagnerà.

Peccato però che non si possa aprire il freezer prima del previsto: la rescissione anticipata, nella maggior parte dei casi, prevede che si perdano tutti gli interessi maturati fino a quel momento. Diversa è la condizione di chi ha aperto un conto deposito con svincolo "a chiamata": alcuni prodotti consentono il ritiro anticipato, a patto però che lo si richieda entro finestre temporali prefissate (ad esempio, 30 giorni prima del momento del ritiro effettivo).

Attenzione quindi a controllare bene cosa abbiamo firmato quando abbiamo sottoscritto il conto: lo spauracchio della maggiore tassazione potrebbe costarci molto più che il 26% dei rendimenti ottenuti finora. Inoltre, rinunciare a un conto deposito equivale a fare a meno di un salvadanaio sicurissimo: è l'unico strumento che consente infatti di essere rimborsati fino a 100 mila euro se la banca andasse in default, grazie al FITD.

Certo, ai risparmiatori italiani piacerebbe fare chiarezza una volta e per tutte sull'imposizione fiscale sulle rendite finanziarie, considerando che negli ultimi tre anni ci sono state già 4 modifiche, provenienti da Governi di diverso colore, e tutte purtroppo al rialzo.