Quando si arriva ad aver maturato 42 anni e mezzo di contributi (41 e mezzo per le donne), si può smettere di lavorare, e ogni mese ricevere la pensione che ci si è guadagnati con tanta fatica. Ma per molti italiani la pensione è decisamente ridotta, per cui si fa fatica a stare dietro a tutte le spese che bisogna affrontare, tra tasse, bollette, mantenimento e manutenzione dell’auto e via dicendo. Per cercare di non trovarsi con l’acqua alla gola, si può cercare di far fruttare i propri risparmi, e per riuscirci al meglio si possono mettere i conti deposito presenti sul mercato a confronto, in modo da trovare quello che renda di più e abbia delle spese di gestione contenute.

Per essere sicuri di trovare quello giusto, è bene informarsi sui prodotti Mediolanum, ING Direct, CheBanca e delle migliori banche. I pensionati comunque dovranno tenersi ben stretti i risparmi di una vita, perché nel 2015 le pensioni cambieranno, per certi versi in meglio, per altri in peggio. Vediamo come. Prima di tutto c’è l’ipotesi di un mini-anticipo: si dice che il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti voglia portare avanti il progetto di una mini pensione da anticipare ai lavoratori a cui mancano due o tre anni per raggiungere i 42 e mezzo di contributi. Per avere accesso a queste pensioni bisognerebbe farne richiesta.

L’altra faccia della medaglia, però, mostra come queste mini pensioni andrebbero restituite una volta che si raggiunge l’età pensionabile effettiva. Altro cambiamento, questa volta positivo: la Legge di Stabilità ha eliminato fino a tutto il 2017 le penalizzazioni per chi lascia il lavoro prima di aver raggiunto i 62 anni di età. In questo modo viene eliminata la cosiddetta “prestazione effettiva di lavoro” come base del calcolo per il requisito contributivo.

Per chi ha deciso di costruirsi una pensione complementare, però, non ci sono belle notizie: la Legge di Stabilità prevede un aumento della tassazione applicata sulle performance annue fino al 17%, in crescita dall’11,5% di oggi. Dovremmo essere contenti, perché il primo testo della legge prevedeva un aumento fino al 20%. Questa azione pesa in particolar modo sulle “pensioni di scorta” degli aderenti ai fondi pensione, perché il prelievo sulle performance prodotte è una caratteristica tutta italiana.

Altra stangata: se si pensava di vedere aumentare gli assegni pensionistici, bisogna dimenticarselo. La rivalutazione delle pensioni 2015 si ferma allo 0,3%. Per l’anno in corso, poi, si scende dal provvisorio 1,2 all’1,1% definitivo. Di doman non c’è certezza.