I conti correnti sono monitorati ogni anno dalla Banca d’Italia, che fa un’indagine per stimarne il costo medio, prendendo in considerazione oneri e commissioni (a prescindere dagli interessi) effettivamente addebitati nel corso dell’anno. L’analisi di quest’anno dimostra come il costo medio dei conti correnti sia diminuito, per il sollievo di tutti. Uno dei modi più efficaci per limitare le spese è quello di mettere i migliori conti corrente a confronto, per trovare quello che renda di più, costi di meno, ma soprattutto sia il più adatto alle nostre esigenze.

Spese in ribasso

E informandosi su iwbank e i suoi prodotti, su Fineco, Mediolanum e sugli istituti di credito presenti sul mercato, sicuramente si troverà il prodotto più in linea con le necessità del singolo. La Banca d’Italia ha quantificato il costo medio dei conti correnti per il 2013 in 81,9 euro all’anno. Rispetto agli anni passati le spese di gestione sono in ribasso, in quanto nel 2011 si spendevano 8,4 euro in più, mentre nel 2010 ne servivano 7 in più. Il motivo della flessione è da ricercare nella contrazione di spese fisse e variabili dovute alla minore operatività e alla diminuzione delle commissioni applicate alle operazioni stesse.

Tendenza a risparmiare

Ma c’è un altro dato interessante, che emerge dal 48esimo Rapporto Censis e mette in luce la tendenza delle famiglie italiane a risparmiare: si preferisce tenere da parte qualcosa per possibili spese impreviste, piuttosto che spendere i propri guadagni.

Nel Rapporto viene spiegato come questo comportamento sia dovuto ad un “approccio attendista alla vita che si va imponendo tra gli italiani”, in quanto un buon 47% della popolazione ritiene che il picco negativo della crisi sia ormai passato, ma che comunque è bene tenersi pronti a qualsiasi evenienza.

Diminuiscono le attività finanziarie

Quindi, se da un lato sono diminuite le spese di gestione dei conti, dall’altro sono diminuite anche le attività finanziarie delle famiglie italiane. Tra il 2007 e il 2013, infatti, gli unici aumenti sono stati rilevati nei contanti e nei depositi bancari, che si sono attestati con un +4,9% in termini reali. A giugno di quest’anno la liquidità italiana è aumentata ancora, arrivando a 1.219 miliardi di euro.

Uso dei contanti diffuso

Inoltre il Censis ha rilevato un utilizzo dei contanti molto diffuso, soprattutto tra la popolazione che detiene un titolo di studio basso: a livello nazionale i pagamenti in contanti si attestano con il 41% sul totale, percentuale che aumenta al Sud, dove è stato registrato un 54%. Il motivo della popolarità del contante, spiega il Censis, “non può non essere ricollegato alla vocazione al nero, al sommerso, a una fuga dalla tassazione”.

Il motivo, sempre secondo il Censis, è un ampliamento delle disuguaglianze sociali tra le città del Nord e quelle del Sud, causato da una crisi che ha indebolito il ceto medio, e che quindi ha portato ad un aumento del divario. Sempre meglio tenere i risparmi sotto al materasso quindi.