Le retribuzioni del 2014 sono in crescita dell' 1,3%. La notizia è stata diffusa dall'Istat che precisa subito che si tratta della variazione più bassa registrata dal 1982, con valori medi che riportano gli importi degli stipendi degli italiani indietro di almeno 32 anni. La notizia dunque conferma un sentore orami diffuso tra gli italiani, che considerano ormai prioritario destinare una parte consistente della loro retribuzione ai conti correnti, scelti spesso sulla base della loro convenienza. Infatti è sempre più diffusa l'abitudine a mettere i conti correnti a confronto per individuare la formula più adatta alle proprie esigenze.

A tal proposito le opportunità non mancano e si arricchiscono anche delle proposte provenienti dal web, basta informarsi su WeBank, o su ING Direct e tutte le altre proposte delle banche virtuali per scegliere la formula vincente, in grado di conciliare le proprie esigenze di risparmio con degli elevati standard di sicurezza.

Retribuzioni ancora troppo basse in Italia

Secondo i dati diffusi dall'Istat, le retribuzioni contrattuali del 2014 riporterebbero gli stipendi degli italiani indietro di una generazione arrestando di conseguenza ogni possibilità di ripresa del settore dei consumi, che vive da anni in uno stato di totale immobilismo. La situazione in tema di retribuzioni assume però connotati diversi a seconda del macrosettore di riferimento. Dai dati raccolti emergerebbe infatti che la variazione positiva riguarderebbe esclusivamente il settore privato, con retribuzioni in crescita rispetto agli anni precedenti. Pari a nulla sarebbe la variazione registrata nel settore pubblico.

È proprio nella Pubblica Amministrazione che la situazione sembra aggravarsi. La situazione contrattuale è ormai ferma dal 2010 e anche per il 2015 non si prevedono significativi cambiamenti nel campo delle assunzioni e delle retribuzioni. Leggermente diverso è lo scenario del comparto privato, in cui le variazioni delle retribuzioni sembrano riguardare soprattutto alcuni settori, come: le telecomunicazioni, l'agricoltura, l'industria della gomma e della lavorazione della plastica e quella della lavorazione dei metalli.

Unico aspetto positivo in un quadro così preoccupante sarebbe la situazione dei prezzi, che non hanno registrato oscillazioni, concedendo quindi ancora un margine di spazio agli acquisti degli italiani. Un vero gioco al ribasso in cui il potere di acquisto cresce solo grazie ad un'inflazione praticamente piatta. E anche le proiezioni dei mesi successivi non sembrano dare grandi speranze di cambiamento.

Unica soluzione sarebbe quella di attuare degli interventi molto più incisivi che sappiamo migliorare e semplificare le procedure di accesso al credito, dando ai singoli consumatori e alle imprese la possibilità di investire, fare investimenti e dare nuova linfa al settore dei consumi. Interventi necessari per riattivare l'economia nazionale e elevare la soglia di competitività del Paese.