I conti correnti dei lavoratori frontalieri sono stati di recente bloccati da alcune banche svizzere. L’evento si manifesta a breve distanza dall’accordo fiscale sottoscritto dalle autorità italiane e svizzere, che comprendeva anche l’avvio della procedura di trasferimento dei dati presso l’Agenzia delle Entrate italiana. Infatti, molti lavoratori frontalieri decidono di farsi accreditare lo stipendio direttamente su un conto corrente svizzero. Altri invece preferiscono gestire i propri risparmi muovendosi su due fronti, svizzero e italiano. In quest’ultimo caso, per risparmiare sui costi bancari si potrebbero confrontare i conto correnti presenti sul mercato italiano con quelli svizzeri e valutare la maggiore convenienza delle soluzioni del mercato nazionale.

Tra le opzioni da valutare, ci sono senza dubbio anche quelle del web. Per avere qualche esempio della loro maggiore convenienza, basta informarsi su Hello Bank! e le sue condizioni, o su ING Direct, o su WeBank e gli altri operatori del mercato. In questo modo si potrà avere una panoramica completa del mercato italiano, che di certo è in grado di offrire delle condizioni più vantaggiose ai suoi correntisti.

Conti correnti bloccati: i fatti

In questo caso la puntualità svizzera è stata davvero eccessiva. Secondo le autorità di Zurigo la motivazione alla base del radicale provvedimento sarebbe da rintracciare nella mancata autorizzazione della delibera per il trasferimento delle informazioni fiscali. Un dovere a cui sarebbero sfuggiti molti intestatari di conti correnti svizzeri. In questo caso occorre però precisare che il termine ultimo era fissato per il prossimo 30 settembre e questo rende ancora più incomprensibile la decisione delle autorità svizzere.

Molti correntisti italiani hanno subito il blocco del proprio conto corrente, altri si sono visti ritirare la carta di credito dagli sportelli ATM, ad altri ancora sono state imposte arbitrariamente delle limitazioni sui prelievi. Immediate le segnalazioni e le proteste di tutti i risparmiatori che hanno soprattutto criticato la totale mancanza di comunicazioni di preavviso. La stessa situazione ha colpito anche i correntisti delle Poste svizzere.

Le motivazioni

Alla base del radicale provvedimento ci sarebbe la scarsa chiarezza dei Caf italiani, ancora confusi in merito ai doveri fiscali dei lavoratori italiani frontalieri. A tal proposito occorre chiarire che dal 2011 è stato introdotto nuovamente l’obbligo di dichiarare il possesso di un conto svizzero, che implica il pagamento di una tassa qualora superi la somma di 5.000 euro. In questo caso i correntisti che non hanno ancora firmato la liberatoria per il trasferimento delle informazioni fiscali, potrebbero subire delle penalizzazioni.

Proprio per evitare situazioni di caos, le banche e gli istituti d’investimento delle zone più frequentate dai lavoratori frontalieri italiani, hanno deciso di muoversi con anticipo, autorizzando delle limitazioni per la disponibilità dei contribuenti. Ma in questo caso hanno “dimenticato” di avvertire i propri clienti. Per evitare spiacevoli situazioni meglio quindi contattare la propria banca o istituto di credito e informarsi sulle nuove procedure attuate.